Pitti Uomo 92

Hugo torna a sfilare: parola d’ordine diversità, con accenni a vudù e Basquiat

Dopo cinque anni di assenza dalle passerelle, Hugo torna a sfilare scegliendo la kermesse fiorentina. Di scena alla Manifattura Tabacchi una sfilata co-ed che porta in primo piano il menswear e il womenswear del brand, disegnati rispettivamente da Bart De Backer e Jenny Swank Krasteva. Parola d’ordine, diversità, come spiegano i due stilisti in un'intervista a Fashion.

 

Con la passerella co/ed il brand di  Hugo Boss vuole presentare un lifestyle che troverà posto anche nel nuovo concept store dedicato solo a questo marchio, che debutterà dal prossimo anno.

 

Così accanto alla distribuzione wholesale, pilastro del marchio, si aggiungono ora il retail e l'e-commerce.

 

Cambio anche nello stile. «Prima - racconta Bart De Backer - la collezione era più concettuale e avant garde. Adesso siamo proiettati  verso un mondo più easy e contemporaneo».

 

«L'ispirazione - spiegano lui e Jenny Swank Krasteva - deriva dalla prima collezione di Hugo del 1993 ma rivista con uno spirito nuovo e con maggiore fluidità».

 

Una libera interpretazione delle foto di artisti come Basquiat, con la loro espressione di stile disinvolta e mai affettata, il loro modo di guardare le cose in modo assolutamente personale, lontano dalle regole. Una maniera per indossare cose preziose in un modo non prezioso.

 

Il simbolismo vudù, cui anche Basquiat faceva riferimento, è il punto di partenza delle proposte uomo e donna: la sua arte, la sua espressività e l'artista come individuo.

 

Gli abiti diventano come una tela su cui riprodurre stampe artistiche, dipingere motivi legati al simbolismo vudù o realizzare maxi-ricami.

 

Modelli sottoveste alla caviglia seguono le forme del corpo, capispalla oversize e pantaloni inneggiano al relax, mentre gli outfit maschili giocano con contrasti tra costruzioni basic e proporzioni esagerate.

 

Non mancano proposte unisex, ideali per lui e per lei, anche se la sfilata co-ed dimostra proprio come, partendo da un unico presupposto, menswear e womenswear prendano una loro strada.

 

Questa sera la passerella sarà all'aperto, alla Manifattura Tabacchi. Un grande globo infuocato ricorderà il simbolismo vudù.

 

Dopo la sfilata cena con street food e a seguire, è in programma il concerto di M.I.A. Fino a notte fonda.

 

Di recente il gruppo tedesco da 2,7 miliardi di euro di fatturato nel 2016 ha scelto di semplificare la propria offerta, concentrandosi sui due brand Boss e Hugo. Il primo, che copre l’86% del giro di affari, è sinonimo di businesswear e casualwear raffinato nel segmento upper premium.

 

Hugo, che rappresenta il 14% del turnover, è l’anima creativa dell’azienda di Metzingen, rivolto prevalentemente a un pubblico giovane, con una collezione di ricerca e all’avanguardia rivolta a un pubblico di consumatori attenti ai trend, con prezzi inferiori del 30% circa rispetto a quelli di Boss.

 

«Il marchio ha un grande potenziale - ha dichiarato Ingo Wilts, chief brand officer di Hugo Boss - e la presentazione della nuova collezione a Pitti Uomo è per il brand come un Big Bang».

 

«Una collezione per persone che vogliono essere come sono ed esprimere la propria personalità attraverso i vestiti. Siamo tornati all’essenza del dna di Hugo, esemplificata dal concetto di “diversità”», raccontano a Fashion, nel numero in distribuzione a Pitti Uomo, Bart De Backer e Jenny Swank Krasteva.

 

Per quanto riguarda la decisione di optare per la formula co-ed, Krasteva spiega a Fashion: «Questa scelta ci permette di presentare un’estetica unica, mostrando come viene applicata ai singoli generi».

 

Ma qual è esattamente l’identikit dell’uomo/donna di Hugo? «Hugo è sempre stato il piccolo ribelle di casa - chiarisce Bart De Backer -. Un uomo che vuole sempre mettere in discussione le regole ma che ha sempre da ridire anche sul modo in cui la gente si veste. Il dna della collezione rimanda al concetto di diversità. Noi ragioniamo in termini di atteggiamenti e non di età».

 

«Il concetto è analogo per la donna di Hugo - gli fa eco Jenny Swank Krasteva -. Lei ha uno stile più dinamico e all’avanguardia e ama mixare giacche di matrice sartoriale oversize con jeans dal sapore vissuto. Una donna spontanea, consapevole dei trend, ma libera. Non amiamo dire alla gente come deve vestirsi».

 

Emblematica da questo punto di vista la campagna pubblicitaria digital, realizzata dalla fotografa Harley Weir, dedicata a una serie di ritratti di talenti emergenti, provenienti dal mondo dell’arte, della musica, del cinema e della moda: la cantante Soko, il modello Anwar Hadid e l’imprenditore Luka Sabbat.

 

Intanto la maison scalda i motori in vista dell’altro grande appuntamento di stagione: l’11 luglio il menswear di Boss salirà in passerella a New York.

 

La casa di moda sta investendo in un piano di rilancio di ampio respiro in cui rientrano la decisione di armonizzare i prezzi su scala globale, la razionalizzazione del network retail, fino alle scommesse sull’e-commerce (nella foto, Bart De Backer e Jenny Swank Krasteva oggi, 13 giugno, a Firenze).

 

 

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