Polemiche

Stefano Gabbana vs New York Times: «Milano ha tutto, tutto»

Con un post su Instagram, Stefano Gabbana condivide con i follower l'articolo uscito oggi, 28 settembre, sul Corriere della Sera, in cui scende in campo a favore della moda italiana. Una reazione all'attacco della giornalista del New York Times, Vanessa Friedman, nell'articolo intitolato: «Does Milan matter?».

 

«Viva l'Italia, viva la moda italiana. Grazie per avermi dato la possibilità di difendere il nostro Paese», commenta Stefano Gabbana sul suo account, riferendosi allo spazio offerto dal quotidiano milanese. E aggiunge l'hashtag #orgogliosodiessereitaliano.

 

Nel pezzo uscito domenica scorsa, 24 settembre, l'autorevole giornalista americana ha attaccato senza mezzi termini la fashion week milanese, definendola «fuori fuoco» e spiegando che l'Italia ultimamente «sta giocando un ruolo periferico nella narrazione europea: nei diversi confronti tra Macron e Merkel, Trump e May, il primo ministro Paolo Gentiloni compare raramente e gli stilisti sembrano confusi allo stesso modo circa il loro ruolo nel vasto ecosistema del fashion».

 

Tra le altre dichiarazioni al vetriolo, Friedman scrive: «"Sono solo vestiti" è la frase abituale. E non c'è nulla di male, se non che il mondo è incalzato da un senso di urgenza ben maggiore rispetto a quello che ha sfilato sulle passerelle e il dialogo tra i due universi (la moda e la realtà esterna) sembra sempre più logoro», puntando il dito su un presunto scollamento tra moda e vita reale.

 

Frasi che hanno fatto infuriare Stefano Gabbana, il quale nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera si toglie diversi sassolini dalla scarpa: «Tutti si sentono in diritto di sparare sull'Italia, perché tanto non c'è mai nessuno che replica. Io non sono stato zitto, anche se potevo farlo: Dolce&Gabbana non è neppure citato nel pezzo. I giornalisti del New York Times non entrano alle nostre sfilate da anni, eravamo stanchi degli insulti, così abbiamo deciso di lasciarli fuori. Mi auguro che adesso lo facciano anche altri, Ferragamo, Missoni, quelli presi di mira».

 

«Milano ha tutto, tutto - ha proseguito -. L'ultima fashion week mi è sembrata più allegra del solito, rilassata: tanti eventi, tanto movimento. Il problema è che noi italiani siamo insicuri, ci sentiamo sempre inferiori, mentre in realtà sono gli altri che hanno paura di noi». E taglia corto: «Davanti ai fatturati delle aziende italiane ci sono tutti segni più: vorrà dire qualcosa questo, no?».

 

Gabbana guarda con lucidità anche ai rischi che la moda italiana corre, tra cui la mancanza di una nuova generazione di stilisti. «Le aziende prendono i designer, li pagano bene, ma nel frattempo questi giovani perdono anni importanti, in cui potrebbero costruire qualcosa di loro, solido».

 

 

E poi la stoccata finale: «Valentino sfila a Parigi: perché non viene qui? Il suo ceo è nella Camera nazionale della moda: che ci sta a fare? Portare i designer italiani in Italia, non farli andare via: questo è fare sistema».

 

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