RICERCHE

Enrico Cietta: «Non è solo la qualità a fare la differenza per il made in Italy»

“A chi serve il made in Italy” è il titolo di un’interessante ricerca, condotta da Enrico Cietta (nella foto), economista, senior partner di Diomedea, e Paolo Rossi, consulente delle Pmi della moda, dopo essere stato per quasi 20 anni in Citer, Centro Informazione Tessile dell’Emilia Romagna.

 

Lo studio - oggetto di discussione in occasione del convegno di Antia-Associazione Italiana Tecnici Professionisti del Sistema Moda il 28 ottobre scorso al Centergross di Bologna - si è basato su oltre 50 interviste personali a committenti e subfornitori che operano in Italia, per capire dove sta andando la nostra filiera e quali sono i suoi plus oggettivi.

 

Un primo vantaggio competitivo della filiera italiana, come ha spiegato Cietta, è legato all’evoluzione del mercato della moda degli ultimi anni. Il business del fashion è diventato più rischioso: le incertezze legate alla creazione di collezioni, la vendita ai distributori e quella ai consumatori finali sono notevolmente aumentate.

 

I committenti si sono trovati di fronte a un nuovo scenario: la variabilità della domanda e la riduzione dei volumi di vendita per singolo modello. Una caratteristica ormai strutturale del mercato, che ha reso le fasi della creazione e della produzione delle collezioni più complesse.

 

E non è un caso se l'analisi ha identificato tra le motivazioni più importanti a sostegno del made in Italy proprio la flessibilità e la rapidità dei fornitori italiani.

 

I subfornitori della Penisola non devono subire la trasformazione in atto, ma al contrario assecondarla, nella consapevolezza che sul ciclo corto di programmazione e produzione possono vincere la sfida contro la delocalizzazione.

 

Un secondo asset deriva da una competenza diffusa nella filiera italiana: la consulenza tecnico-creativa fornita dal terzista del nostro Paese costituisce una componente importante del sistema prodotto-servizio offerto all’azienda committente.

 

Il rapporto committenza-subfornitura, tra l’altro, è caratterizzato da una crescente interazione, resa possibile dalla prossimità non solo geografica e logistica, ma soprattutto culturale e di relazione, tra i due soggetti.

 

In particolare, la specializzazione per cliente, che caratterizza molte realtà della subfornitura italiana, è un trend in decisa progressione.

 

Un ultimo plus è legato alla complessità del prodotto: quanto più la realizzazione del capo è complicata, tanto più il saper fare made in Italy rappresenta un'arma vincente.

 

Non si tratta dunque di qualità in senso assoluto ma di un mix di cui fanno parte anche i servizi, con aspetti che vanno dalla co-creazione alla consulenza tecnico-creativa, dalla prossimità culturale a una subfornitura integrata con il committente.

 

 

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