SFILATE

L’alta moda di Chanel e Karl Lagerfeld tra piume, spose e odalische iridescenti

Come sempre la maison della doppia C ha sfilato al Grand Palais, in avenue Winston Churchill. E a nessuno viene in mente l’ironia della location. Perché fu proprio lo statista inglese a scagionare Mademoiselle dalle accuse di essere filo-nazista, ma questa è tutta un’altra storia.

 

Cominciamo dalla fine. Chiude lo show una sposa d’inverno che avrebbe fatto la gioia di Florence Ziegfeld. Un tripudio di piumaggi candidi ricopre l’immensa sottogonna di tulle - con crinolina annessa - e sale a incorniciare braccia e collo della mannequin.

 

Invece la sfilata si apre nel segno del più classico dei tailleur, però questa volta più accollato rispetto alle precedenti versioni, mentre le maniche di una camicia, che si può solo immaginare, si allungano a ricoprire le mani. Appare un maxi check bouclé, nei toni del rosa e del grigio, su abiti e soprabiti fermi sopra il ginocchio. Poi compaiono i fiocchi morbidamente adagiati attorno al collo, mentre si fanno largo in passerella dei pantaloni ampi da odalisca.

 

Per la sera non hanno importanza le lunghezze, ma le decorazioni, che ricoprono i piccoli ensemble, assieme al velluto di seta fiammato. Il check ricompare nelle tuniche e nei cappotti senza maniche, ma lascia subito spazio al gran finale con gli abiti iridescenti d’argento e fucsia. Batuffoli di pelliccia rosata si depositano sul vestito a sottoveste, cosparso di paillette madreperlate. A quando una nuova grafia del nome? Ormai più che Chanel è Khanel.

 

 

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