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Dior: dal viaggio introspettivo di Maria Grazia Chiuri alla mostra sui 70 anni

Dior protagonista assoluto a Parigi ieri, 3 luglio: a 70 anni dalla fondazione della maison, la sfilata celebrativa al giardino degli Invalides e l'inaugurazione della retrospettiva "Christian Dior, couturier du rêve", aperta fino al 7 gennaio a Les Arts Décoratifs, alla presenza di Brigitte Macron. Con i suoi quasi 3mila metri quadri, è la più grande esposizione di moda ospitata al museo, con oltre 300 modelli haute couture, disegni, foto, campagne pubblicitarie.

 

Maria Grazia Chiuri ha portato in pedana 66 modelli ispirati all'universo di Monsieur Dior e valorizzati da un'installazione con animali in legno dell'artista Pietro Ruffo, spiegando che il punto di partenza sono stati soprattutto i primi anni della maison.

 

In particolare, a innescare l'iter creativo sfociato nella nuova collezione haute couture è stata una mappa dei cinque continenti, Christian Dior in the world, opera dell'incisore Albert Decaris, scoperta da Chiuri all'interno di una pubblicazione del 1953, dedicata all'espansione della maison nei vari continenti.

 

Da qui una riflessione sull'heritage ma anche sul concetto di Wanderlust, il viaggio come strumento di crescita, che del resto ha accompagnato anche l'iter della direttrice creativa di Dior, da Roma a Parigi, da un mondo all'altro.

 

Delle uscite, dove non a caso appaiono rimandi agli antichi atlanti e cartografie, colpisce il rigore: niente fronzoli, il lusso sta nelle lavorazioni, nei tessuti - spinati, Principe di Galles - d'impronta maschile ma con un'anima profondamente femminile, alternati all'organza, al tulle e al pizzo, nei dettagli e non ultimo nei colori, il grigio soprattutto: «The most convenient, useful and elegant neutral color - scriveva Dior nel Little Dictionary of Fashion -. Lovely in flannel, lovely in tweed, lovely in wool».

 

Nuance intense e introspettive, capaci di cedere il passo al rosso intenso, ma solo una tantum. Anche la colonna sonora di Philip Glass sottolinea un mood che bandisce l'esibizionismo.

 

A coronare il "Dior day" la mostra a Les Arts Décoratifs, che già nel 1987 aveva ospitato un'esposizione sulla casa di moda, ma concentrandosi sul decennio tra il 1947 e il 1957. Ora va in scena l'intero universo della griffe nella sua evoluzione e nei contributi che i grandi creativi internazionali - da Yves Saint Laurent a Maria Grazia Chiuri - le hanno dato.

 

Tra gli spazi più scenografici, quello che prende spunto dalla Stanza degli Specchi del Castello di Versailles e la ricostruzione in total white dell'atelier di alta moda, mentre un'intera parete è dedicata alla bar jacket e al suo influsso su stilisti e brand quali Thom Browne, Louis Vuitton, Alexander McQueen.

 

In primo piano anche il dna artigianale del marchio - con una carrellata di forte impatto visivo, giocata sui dettagli e sul colore - e il legame con le opere di pittori come Boldini, Monet e Dalì,«in un'esposizione "esigente" ma anche molto popolare, nel senso nobile del termine», come ha sottolineato Olivier Gabet, direttore del museo delle Arts Décoratifs.

 

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