a parigi

Valentino e il "cuore sacro" della haute couture

La collezione haute couture di Valentino si ispira al sacro, inteso come «ciò che oltrepassa la realtà» e anche come la quintessenza di un lavoro di atelier che richiede tempo, concentrazione e dedizione.

 

Il direttore creativo Pierpaolo Piccioli ha fatto proprie le atmosfere dei quadri del pittore seicentesco Francisco de Zurbaràn, ma liberandole dai forti contrasti che hanno portato alcuni critici a definirlo il "Caravaggio spagnolo".

 

Sovrapponendo i capi come accade nella cerimonia della vestizione, Piccioli ha offerto «una liturgia di colori e densità», ricercando quella che ha definito «armonia nella dissonanza» nei colori, con il nero assoluto come elemento culminante.

 

Lo stilista ha seguito una strada a doppia corsia. Da un lato ci sono il misticismo, la semplificazione delle forme, la ieraticità e il rimando alle immagini ancestrali di animali, nelle borse minudière in metallo trattato e corroso, realizzate con l'artista Harumi Klossowska de Rola e ispirate ai sette vizi capitali: il leone associato alla pigrizia, il ghepardo alla superbia, la scimmia alla gola e così via.

 

Archetipi che possono anche essere visti da un'angolazione opposta: il leone come emblema di giustizia, il ghepardo di regalità, la scimmia di saggezza e felicità, come accade nell'iconografia giapponese.

 

D'altro canto c'è la libertà negli accostamenti cromatici e nell'abbinamento dei capi, senza autocelebrazioni né costrizioni.

 

Come ha ribadito Piccioli a margine della sfilata, in un'epoca dominata dal consumo di immagini veloci, occorre recuperare il valore che espressioni come "alta moda" racchiudono.

 

Il messaggio è arrivato forte e chiaro al cuore del pubblico parigino - di cui facevano parte, tra gli altri, Laetitia Casta, Sofia Coppola e Kristin Scott-Thomas -, che mettendo da parte l'abituale disincanto che accompagna il circo delle sfilate, si è lasciato andare a una standing ovation.

 

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