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Martin Margiela ai tempi di Hermès in mostra al MoMu

In attesa della retrospettiva parigina su Martin Margiela, in programma nel 2018, lo stilista è protagonista di un'esposizione ad Anversa, che fino al 27 agosto ricostruisce gli anni trascorsi presso Hermès - dal 1997 al 2003 -, con il ruolo di direttore artistico del womenswear.

 

Il designer più misterioso e riservato del fashion è dunque protagonista nel suo Paese d'origine, il Belgio, presso il MoMu Fashion Museum Antwerp. Anche stavolta, per non smentire la sua fama, lascia parlare gli abiti e si mette in disparte: chi si aspettava di vederlo al vernissage è rimasto a bocca asciutta.

 

Come ha sottolineato a wwd.com Kaat Debo, director e curator in chief del MoMu, è giusto rendere omaggio al lavoro di Margiela presso la casa di moda francese, perché è da lì che hanno attinto numerosi colleghi, tra cui Demna Gvasalia, Phoebe Philo e persino Kanye West.

 

Tra l'altro, fa notare Kaat Debo, si tratta di un aspetto della sua attività non molto noto, complice anche il fatto che tutto è accaduto prima che esplodesse l'era digitale. La mostra permette di fare dei confronti tra il Margiela in forze presso Hermès e quello che ha dato origine nel 1988 al proprio marchio, da cui è uscito nel 2009 dopo l'acquisizione da parte della Otb di Renzo Rosso: di primo acchito sembrano due mondi diversi, ma osservando meglio si colgono interessanti assonanze.

 

Di sicuro, quello che emerge è l'anticonformismo di Jean-Louis Dumas, allora ceo della maison, che scegliendo un iconoclasta, artefice di uno stile concettuale e apparentemente lontano anni luce dal dna della griffe, ha preferito abbandonare la "comfort zone" in nome della sperimentazione.

 

In questo modo si è creata una sinergia proficua e unica nel suo genere tra un grande innovatore e il patrimonio di artigianalità di Hermès (nella foto, la cover del catalogo). 

 

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