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Fashion Research Italy: il progetto di Alberto Masotti pronto al Master con l'ateneo bolognese

Procede il progetto Fashion Research Italy di Alberto Masotti (nella foto), già fondatore e patron di La Perla, volto a unire in un'unica iniziativa sui generis moda, informazione, innovazione e cultura, con Bologna come epicentro. In arrivo un Master, in collaborazione con l'Università di Bologna.

 

Al centro del Master di alta formazione, rivolto a professionisti del settore e al via nel febbraio-marzo 2017, Design and Technology for Fashion Communication: una disciplina trasversale, utile a forgiare operatori di alto livello, in grado di elaborare prodotti di comunicazione e servizi per il fashion, il lusso e il lifestyle.

 

Il piano di studi prevede 360 ore di didattica "frontale", 120 ore di workshop e 500 ore di stage in azienda, per un totale di 12 mesi full time. Il numero dei partecipanti oscillerà tra i 15 e i 30 al massimo. Il bando sarà pubblicato il prossimo settembre.

 

La sede saranno gli headquarters di Fashion Research Italy, nell'ex stabilimento La Perla in via del Fonditore 12 nel capoluogo emiliano: una struttura al centro di una importante ristrutturazione, affidata allo Studio Cervellati e Associati, che ha preso l'eredità di Pier Luigi Cervellati, artefice dell'impianto originale.

 

Al nucleo esistente vengono aggiunti circa 7mila metri quadri, destinati a ospitare aule, spazi per eventi e, non ultimo, un archivio digitalizzato sulle realtà del bolognese e dell'Emilia-Romagna che hanno fatto e continuano a fare la storia della moda.

 

Masotti ha già messo di sua tasca 15 milioni di euro per sviluppare questo polo permanente di conoscenza, eccellenza e aggregazione, in modo da "regalare" non solo a Bologna, ma anche al made in Italy, un punto di riferimento forte.

 

Come ha dichiarato in un'intervista a Fashion, l'imprenditore 80enne è convinto del fatto che «l'innovazione nelle nostre aziende non basta mai. I problemi dei marchi italiani non si risolvono andando a produrre dove i costi sono inferiori, ma sviluppando una visione al passo con la società 4.0. Molto si sta già muovendo, ma si può fare di più».

 

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