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Le proporzioni di Sarli, il pijama palazzo di Zambon, il blu di Balestra

Quanto mai variegato, il calendario di AltaRomAltaModa anche stavolta ha puntato tutto sull’artigianalità, quale espressione di couture. (nella foto una creazione di Sarli Couture, ph. R. Soccio/L. Sorrentino).

 

Nel corso della fashion week, che chiude ufficialmente domani, è stato mostrato alla stampa quello che fu uno dei capisaldi della Maison Galitzine, il famoso pijama palazzo, attualizzato da Sergio Zambon, giovane stilista alle prese con un compito piuttosto arduo e di difficile reinterpretazione. Zambon ha accorciato i pantaloni e allungato le tuniche, asciugando il fit nel suo insieme, però il colpo d’occhio finale è di rilettura rispettosamente filologica, che mantiene uno spesso sapore dei tempi passati, nonostante l’impegno profuso dal designer.

 

La couturière Antonella Rossi oscilla fra gli abiti charleston degli anni ’20 e le lunghezze in raso pesante e lucente, tipiche dei ’30, quando non opta per le tuniche lunghe e stampate a motivi floreali, accompagnate da morbidi pantaloni.

 

Da Sarli, come sempre, si gioca con costruzioni e proporzioni. Accanto agli abiti-bozzolo, ci sono i dress con mantellina stratificata, i vestiti da sirena con corpetti preziosamente ricamati e le gonne fascianti che fluttuano a ogni passo. La sposa che chiude la sfilata è un tripudio di onde di tessuto, a cominciare dal copricapo che regge il velo, per finire con la gonna ampia e decorata a mano, che rivela una sottana lunga e aderente.

 

Renato Balestra punta sul suo colore preferito, una nuance di blu così intensa  e vellutata, da sembrare tridimensionale. Per le lunghe giornate estive il sarto propone dei dress corti, con lo scollo a canotta e applicazioni di fiori, mentre l’orlo in basso è sfrangiato a punte ritorte. Invece la sera romana diventa sontuosa e preziosa negli abiti con i bustini scolpiti nel plissé soleil, le gonne increspate dal tessuto e dal movimento, le sotto gonne in organza punteggiata di gemme sfaccettate.

 

Sulla passerella di Nino Lettieri domina il nero trasparente, interrotto da stampe e applicazioni di Monstera, una pianta tropicale della foresta amazzonica dalle foglie lanceolate.

 

Gianni Molaro stupisce con le calzature dalle lunghe propaggini ricurve (circa due metri): così facendo, però, distrae l’attenzione dal sapiente lavoro fatto sulle crinoline settecentesche, che vengono addirittura ribaltate e usate sulle spalle, anziché sul punto vita. Lo stilista rilegge anche l’abito-sirena, inventato dal grande sarto Emilio Schubert negli anni ’50, che gli valse il soprannome di Dior romano.

 

La maison Gattinoni, con la regia di Guillermo Mariotto, espande e ingigantisce dettagli da computer grafica, umanizzando anche i pixel in un tripudio di jumpsuit iperfemminili, ricamati a mano.

 

Oggi vanno in scena i fashion show dell’Atelier Persechino, di Tony Ward, di Abed Mahfouz e di Camillo Bona. Chiude la giornata il catwalk di Jamal Taslaq.

 

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