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Milano Unica svela i trend dell'autunno-inverno 2018/2019

Sarà che quando i film piacciono, o quantomeno fanno parlare di sé, scatta un’inconscia voglia di emulazione o sarà che il loro ruolo è entrato nel cuore, con tutta la “fisicità” del cinema e la sua estetica. Si pensi al rosso del tailleur di Victoria Abril in Tacchi a Spillo, diventato il colore del momento.

 

Così Milano Unica ha deciso di far riferimento all’arte cinematografica, scegliendo per le tendenze dell'autunno-inverno 2018/2019 quattro grandi temi: “Edonismo e trumpismo”, “L’Agender glamourous”, “Il British performante” e “Il viaggiatore spirituale estremo”.

 

Il direttore creativo della manifestazione, Stefano Fadda, ha preso spunto dalla similitudine di comportamenti sociali: nella scelta della saga familiare di Dinasty, vicina per certi versi al “trumpismo” attuale, si sviluppa un mood anni Ottanta fatto di ricchezza di materiali (come taffetà e radzimir), barocchismi e virate couture, ma con un’ironica nonchalance nel trattare il lusso. Il tutto per un effetto patinato ma funzionale, che non si discosta dagli interni capitolini descritti da Paolo Sorrentino ne La grande bellezza.

 

In altri casi, l’ispirazione arriva da una sensibilità contemporanea, trasversale e globale qual è l'Agender, ripreso in collage di tessuto e di reti effetto lingerie, oltre che in sovrapposizioni di pezzi da sera e da giorno, per uno stile anticonvenzionale che talvolta vira nel travestimento. Quel tipo d’ironia giocosa che si ritrova nell’inconfondibile stile narrativo di Pedro Almodóvar.

 

Altre volte la scelta si focalizza su un piano prettamente estetico, mettendo insieme uno dei maggiori registi della cinematografia mondiale Stanley Kubrick e un classico della letteratura e del cinema british come “Sherlock Holmes”, nella versione contemporanea della storica figura del dective inglese.

 

Qui la dicotomia tra il rispetto della tradizione e la temerarietà porta a sviluppare inediti materiali (vedi i nylon trasparenti a bande e tartan, accoppiati con reti performanti) nel segno di una ricerca che nasce dal dialogo tra visioni e bisogni, tra chi crea e chi consuma.

 

Per finire, un crash narrativo tra linguaggio di Quentin Tarantino e Bernardo Bertolucci nel “Piccolo Buddha”. Qui l’Occidente interpreta l’Oriente, il genio del pulp western riscrive il racconto spirituale di un viaggiatore estremo alla ricerca del Maestro.

 

Il mood semplice e quasi rustico del Nepal s’intreccia con quello veloce e tecnologico americano per fondersi in uno stile-viaggiatore, in grado di sopravvivere e nello stesso tempo di essere elegante nelle lane (vedi i tessuti termoregolatori, i materiali ratinati con effetto Casentino), nelle pellicce (Mongolia su jersey a taglio a vivo e nelle sfumature di colore delle pelli) e nel mohair (filati nobili a pelo lungo).

 

Un azzardo speculativo che produce un Big Bang d’idee e di spunti creativi, in nome del parallelismo tra l’arte del montaggio cinematografico, di cui è fatto un film, e l’accurata alchimia sperimentale delle materie prime di cui sono fatti gli abiti.

 

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