Appuntamento il 17 settembre

Virtual show a cielo aperto per Burberry. Tisci: «Le sfilate fisiche? Vanno solo reinventate»

Mancano meno di tre mesi al ritorno in scena di Riccardo Tisci. Il direttore creativo di Burberry è il primo a fissare una data per il prossimo show, il 17 settembre (il numero fortunato dello scaramantico stilista), alla vigilia della London Fashion Week, on stage dal 18 al 22: una sessione sul crinale tra il fisico e il digitale, viste le limitazioni nei voli e le restrizioni anti-assembramento ancora vigenti per l'emergenza sanitaria.

In un'intervista a wwd.com, il designer di origini pugliesi racconta le modalità dello show e soprattutto l'ispirazione, che racchiude in sé tutto il lavorìo di questi mesi, passati in gran parte a Como, nella casa di famiglia, con la madre e una delle sue sorelle: «Era da quando avevo 17 anni, ossia da quando ho lasciato casa – racconta – che non passavo più di 15 giorni con la mia famiglia. È stata una bella occasione per riconnettersi».

«Allontanandomi dalla città e dai soliti ritmi – aggiunge – è stato stimolante. Ora che le restrizioni si stanno allentando e possiamo uscire di più, mi sento molto più consapevole di ciò che ci circonda».

Il mood della sfilata riflette questa nuova consapevolezza, perché punta a esaltare «lo splendido paesaggio naturale della Gran Bretagna, che ha un patrimonio naturale incredibile, parte dell'heritage dell'azienda», attraverso uno show reale a cielo aperto: uno spettacolo dove saranno presenti fisicamente solo il team e le modelle, ma digitalmente aperto a tutti.

«Questa democratizzazione della creatività e questo spirito di comunità – sottolinea - sono qualcosa che ho sempre sentito parte di me».

Un format di presentazione in sintonia con i tempi e che segna uno spartiacque dopo lo tsunami del coronavirus: «Non credo che le fashion week fisiche siano al capolinea, devono solo essere reinventate per il mondo in cui viviamo ora».

«L'esperienza di una sfilata di moda è impagabile: l'energia, l'eccitazione dell'attesa. Sono cose belle che non vorrei perdere - conclude -. Dobbiamo però riconoscere che il mondo sta cambiando e riadattare le modalità, ridefinendo nuove forme espressive».

a.t.
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