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Adrianhats: dietro ai cappelli di Veronica Adriani una storia tutta italiana

Tra i giovani brand che si sono fatti notare alla recente edizione del salone milanese White va citato Adrianhats, sinonimo di cappelli di matrice artigianale, dietro ai quali c'è la storia di un'impresa familiare che si tramanda di generazione in generazione.

Veronica Adriani, anima del brand, racconta infatti di essere cresciuta dietro il bancone di una bottega tipicamente italiana, specializzata nel commercio all'ingrosso di cappelli a partire dagli anni Sessanta e gestita dal nonno Ugo a Roma.

«Inizialmente ho studiato cinema e poi mi sono dedicata alla fotografia - spiega - viaggiando molto tra Stati Uniti, America del Sud e Asia. Ma dopo cinque anni ho deciso che era il momento di tornare alla base e di riallacciarmi al mio dna: essendo stata circondata di copricapi fin dall'infanzia, mi è sembrato naturale proseguire questa tradizione».

«Ho imparato ad apprezzare e valutare i diversi materiali, oltre ai processi legati alla realizzazione di un cappello, attraverso il contatto costante con artigiani e mastri cappellai», aggiunge Veronica, insistendo sulla componente 100% made in Italy delle sue creazioni: «Lavoriamo con realtà familiari che hanno fatto la storia in quest'ambito, situate tra Marche e Toscana, mentre di rifinitura e design ci occupiamo noi direttamente».

A White sono stati tre i modelli più apprezzati: Berber (in rafia, rifinito con una fascia in tessuto e corda pendente), Lolita grande (dalla falda larghissima e con un foulard che avvolge la nuca, per poi chiudersi con un nodo frontale) e Marocchino (nella foto), sempre a falda larga ma dalla forma squadrata, nel quale è inserito un turbante in maglina.

Con le prime collezioni Adrianhats, che ha sede all'interno dell'ex Lanificio Luciani nella capitale, ha dimostrato di essere un marchio fortemente export oriented: «Il 70% dei ricavi proviene dall'estero - precisa Veronica Adriani -. Ci appoggiamo a showroom in Giappone e Francia, accarezzando l'idea di espanderci ulteriormente, in aree come il Nord Europa e i Paesi arabi. Vorremmo però, in parallelo, radicarci in Italia, dove non abbiamo ancora trovato un canale distributivo ufficiale».

L'ultima domanda è di rito: a che punto siete con l'e-commerce? «Abbiamo il nostro negozio online, che per noi rappresenta il contatto diretto con i clienti, ma avviare una partnership con una piattaforma internazionale è uno dei nostri sogni nel cassetto».

a.b.
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