carlo zanuso racconta il brand

Pomandère: tra meticolosità e metodo

Ricerca, esplorazione tecnica della moda sartoriale e ricerca dell'essenzialità sono tre capisaldi di Pomandère, marchio che nasce dalla passione creativa di Carlo Zanuso. Al centro c'è la rivisitazione della camicia, fino ad allargare il focus al capospalla, all’abito e al pantalone, abilmente destrutturati.

Per la prossima stagione estiva 2020 l’attenzione stilistica è raccontata da modelli leggiadri e fluidi: pantaloni con tagli confortevoli, gonne di diverse lunghezze e volumi, trench dai tagli over. Il focus però è sempre sulla camicia, che riscopre la sua identità originale grazie ai tagli mannish: viene infatti proposta con il colletto piccolo e lunghezze diverse, fino a trasformarsi in una maxi shirt a righe con spacchi laterali.

Carlo Zanuso ci racconta in questa intervista una creatività fatta di spunti raccolti in soffitta, o nei vecchi bauli dei ricordi, e proiettati nella contemporaneità, mostrando l’importanza dell’artigianalità e della cura sartoriale.

Pomandère ha un dna fatto di moda, musica e arte. Ma lei come definirebbe l'immagine femminile che crea?
La donna Pomandère è forte, romantica, nostalgica ma anche contemporanea, e ama vestire in maniera confortevole. Un crocevia di sensibilità ed esperienze.

Che importanza ha la scelta dei tessuti?
È alla base del mio lavoro fin dalla nascita del brand, è l’anima da cui si sviluppa la parte creativa. Senza la qualità non sarebbe possibile realizzare il mio concetto di essenzialità: l’ideale stesso della stoffa naturale ed esclusiva esige un’attenzione costante alla ricerca materica, per creare cose belle e leggere, fatte con cura. Penso alle trame del tessuto che esalta la lucidità del raso ma anche alla gessatura lurex delle garze, come nella collezione SS 2020.

Come definirebbe la sua collezione?
Elegante ma con estro artistico; semplice ma con un'espressione esuberante della vita.

Dove le piacerebbe incontrare una donna che indossa i suoi capi?
Un tempo avrei detto in qualche luogo d’arte, ma ora penso a una spiaggia ventosa, per esplorare il linguaggio mutevole dei tessuti leggeri che avvolgono il corpo femminile. In questo contesto le trasparenze degli abiti assumono una forma artistica inedita, profonda, intima e atemporale.

Cosa rappresentano i vestiti per lei?
Rendono entusiasmante il mio quotidiano, perché in ogni abito cerco tre livelli del tempo: passato, presente e futuro. Ognuno di noi, indossando un abito, percorre la linea della propria vita, vivendo uno stato di sospensione appunto tra passato e presente, con la consapevolezza di poter disegnare il futuro.

Qual è il ruolo della creatività in questo momento di recessione economica?
Bisogna essere convincenti, autentici. Credo che per il sistema moda questa fase possa rappresentare uno stimolo, dal quale trarre insegnamento.

a.c.

stats