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Giulio Finzi (Netcomm): «La moda traina le vendite online»

È iniziata stamattina con lo speech introduttivo di Marc Sondermann (direttore e ceo di Fashion) e l'intervento di Giulio Finzi (Netcomm) la seconda edizione della Ceo Roundtable on Digital Fashion, organizzata dalla nostra testata al Four Seasons Hotel. Sul piatto le nuove traiettorie della digital revolution, che sta cambiando le regole del business.

 

«Stiamo vivendo un momento di cambiamenti epocali, di grande "fluidità", come testimonia anche il risultato elettorale di stanotte, dall'enorme portata geo-politica», ha esordito Sondermann, sottolineando le ricadute che queste macro-trasformazioni stanno avendo nei modelli organizzativi dell'industria: «Bisogna giocoforza comunicare con modalità nuove, fresche, capaci di coinvolgere le persone a tutte le latitudini».

 

«L'anno scorso, con la prima ceo roundtable - ha proseguito - abbiamo discusso sul modo di vendere e sfondare nell'e-commerce. A 12 mesi di distanza dobbiamo riconoscere che il digital è una realtà acquisita. In questa seconda puntata si impone dunque la necessità di riflettere a fondo sull'argomento, per indagare come abbracciare questo canale senza abdicare e snaturare i grandi valori su cui si poggia il made in Italy». Le opportunità, come ha ribadito il direttore e ceo di Fashion, sono enormi, ma bisogna muoversi con «cautela e decisione».

 

Il contesto digital, anche per l'Italia, è favorevole, visto che «il nostro Paese sta colmando il gap con le altre nazioni europee sul fronte della propensione all'acquisto in Rete», ha evidenziato Marc Sondermann citando dati freschi dell'agenzia Gfk. Non solo. L'insight più interessante è che il consumatore di moda, una volta che ha vinto le prime resistenze nel fare shopping sul web, successivamente diventa «un compratore seriale».

 

Ergo, il futuro è ricco di opportunità in ambito online, come ha confermato anche Giulio Finzi (nella foto), segretario generale del Consorzio Netcomm, che nel suo intervento è partito da numeri emblematici: 2,5 miliardi gli Internet user a livello mondiale a fine 2015 (3 miliardi secondo gli ultimissimi dati a disposizione), 1,5 gli Internet shopper, con una spesa media annuale di 1.500 dollari a testa.

 

A trainare questa inarrestabile ascesa del canale digitale è l'Asia Pacific, che guida la classifica mondiale con il tasso di crescita più alto (+28%, pari a 1.057 miliardi di dollari), seguita a ruota da Nord America (+13%, 644 miliardi), Europa (+13%, 505 miliardi) e dall'America Latina (+28%, 33 miliardi). Un ruolo di spicco, in particolare, è giocato dalla Cina, che con i suoi 700 milioni di utenti Internet rappresenta un terzo dell'e-commerce su scala mondiale.

 

Quanto al tasso di penetrazione delle Internet sale sul totale retail, ad aggiudicarsi il primo gradino del podio è l'Uk con il 19%, seguito da Corea del Sud (17%) e Usa (15%). In sesta posizione la Cina (11%), al nono posto l'Italia (5%), dove la spesa media annuale per web shopper è di 1.000 euro

 

Ma arriviamo alla moda, che riserva una sorpresa. Secondo i dati presentati da Finzi, i comparti dell'abbigliamento e delle calzature rappresentano le prime due categorie in quanto a vendite online, per un totale di circa 80 miliardi di euro nel 2015, pari a un terzo di tutti i prodotti venduti.

 

Uno zoom sull'Italia consente di notare l'evoluzione degli acquisti fashion effettuati in Rete, che nel 2016 hanno raggiunto quasi i 2 miliardi, in crescita del 27% rispetto al 2015, piazzandosi subito dopo il "cluster" dell'informatica e dell'elettronica.

 

Un trend positivo che si riflette anche nell'export digitale delle aziende italiane, aumentato quest'anno del 17%, pari a 3.418 milioni di euro, grazie a colossi come Yoox, ma anche a realtà come Luisaviaroma e operatori medio-piccoli, e che sarà sicuramente sostenuto, come ha ricordato Giulio Finzi, dalle nuove azioni di supporto annunciate dal ministro Carlo Calenda per l'industria 4.0.

 

Un capitolo a sé stante riguarda il "fenomeno" Cina, interessante da studiare non solo per i numeri, ma anche per i modelli e le esperienze sperimentate dai brand. Basti qualche esempio, citato da Finzi: la special edition di bag Dior veicolata solo su WeChat che nel giro di qualche ora è andata sold out, oppure il buzz generato dal marchio Loewe sui social cinesi grazie a mirate azioni online, o ancora la app One More Closet di Shanghai, che sta "spaccando" grazie all'idea di consentire il noleggio di tutti gli abiti che si vogliono a 250 dollari al mese, come una sorta di AirBnb della moda.

 

Ma le case history innovative, e di successo, ci sono anche fuori dall'ex Celeste Impero: il segretario generale di Netcomm ha citato ModCloth, vestiti vintage con le recensioni personalizzate delle clienti, accanto a Zalon Deutschland di Zalando, una sorta di personal shopper che fa recapitare a casa una scatola con una serie di prodotti "ad personam", tra i quali il destinatario può decidere quali trattenere o meno. Un modello molto simile, quest'ultimo, a quello offerto dall'americano Trunk Club (ora nell'orbita di Nordstrom), che di consegna in consegna punta a consegnare pacchetti sempre più adatti al profilo dell'utente. E infine Bonobos, i negozi-showroom (sono ormai più di 30 negli Usa) dove i capi non si portano via, ma si provano e si acquistano, per poi riceverli a domicilio.

 

«Questo è il futuro», ha tirato le somme Giulio Finzi, che si è congedato dal pubblico in sala con una domanda retorica: È tutto chiaro?».

 

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