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Inglesina: per la C Generation la shopping experience è più importante dell'acquisto

Il digitale non è una minaccia ma un'opportunità per il trade: ne sono convinti da Inglesina, specialista nella produzione di carrozzine, che ad Altavilla Vicentina ha radunato esperti e clienti per parlare della "Circolarità dell'esperienza d'acquisto. L'evoluzione del retail tra offline e online".

 

«Siamo in un'epoca di grandi cambiamenti - ha detto aprendo il convegno il ceo Luca Tomasi, alla guida con il fratello Ivan dell'azienda veneta, fondata nel 1963 dal padre Liviano - ma questo non vuole dire che dobbiamo snaturarci. Si tratta solo di far maturare una nuova visione. Non c'è altra soluzione che accettare la sfida e cercare di vincerla».

 

A questo fine, gli spazi della realtà vicentina si sono trasformati in location per discutere di temi come digitale, vendite online e offline e omnicanalità, con gli interventi del sociologo Francesco Morace, presidente di Future Concept Lab (nella foto), Franco Di Rosa, ceo di Dgt Media-Italia Brand Group, e Mario Trimarchi, docente, architetto e designer di Studio Fragile, moderati da Ferdinando Azzariti, presidente e fondatore di Salone d'Impresa.

 

Oggi il baricentro di qualsiasi dinamica d'acquisto sono le persone, come ha sottolineato Francesco Morace: «Siamo passati da un'era, dal 1950 al 2000, in cui valore di riferimento per un'azienda era la visibilità, a un'altra, collocabile tra gli anni 2000-2020, in cui conditio sine qua non per ottenere la fiducia dei consumatori è la credibilità».

 

Rispetto, riconoscenza, reciprocità, relazione, riconoscimento sono alcune delle key word che danno voce al cambio di passo: «Fondamentale - ha spiegato il sociologo - è oggi lo human touch, la relazione umana tra azienda e cliente. Nessuno si identifica più con il brand. In una società in cui si rischia di essere solo un numero, il rapporto interpersonale è quello che fa la differenza. L'anima è la pubblicità del commercio».

 

«Per la C Generation (dove "C" sta per "connected") - ha confermato Franco Di Rosa - la shopping experience è più importante dell'acquisto stesso. Le esperienze sono il nuovo branding».

 

Siamo davanti a un nuovo consumatore, che si muove attraverso canali diversi e dispositivi diversi: per assecondarlo e soddisfare le sue aspettative, bisogna conoscerlo e offrire un'esperienza personalizzata, «in modo da farlo sentire non un numero ma un individuo».

 

Fondamentale, in quest'ottica, è riuscire a distillare dalla massa dei "big data" delle informazioni smart per costruire profili il più precisi possibile, in un modo da riuscire a offrire «l'esperienza giusta al momento giusto al cliente giusto».

 

Si tratta di un consumatore che va conquistato a colpi di storytelling, come ha affermato Mario Trimarchi. «Il punto vendita - ha evidenziato - è il luogo dove avviene la liturgia del brand, lo spazio votato a comunicare i valori del marchio».

 

Ogni impresa ha un «alfabeto» da costruire e da tradurre all'interno del negozio, ha ribadito l'architetto, che ha presentato case history come quella di Coop e Alessi.

 

La voce degli esperti ha fatto da cornice ai nuovi obiettivi strategici e a piani di azione concreti formulati da Inglesina e condivisi con il network di clienti del brand, nella convinzione che «tutti i touchpoint sono collegati e collegabili e che il punto vendita gioca sempre più un ruolo fondamentale nell'experience di marca, trasformandosi da contenitore di merci a contenitore di emozioni».

 

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