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La trasformazione digitale? Una questione di cultura

Krister Karjalainer (global director media, digital & e-commerce di Safilo Group), Emily Hopcroft (industry manager Luxury di Google), Alessandra Guffanti (business development director di Guffanti Concept Showroom) e Luca Martines (a.d. di Reda Rewoolution) sono stati i protagonisti di una tavola rotonda a Decoded Fashion, sul filo conduttore di una digital transformation che comporta un cambiamento culturale, prima ancora che tecnologico.

 

Nell'incontro, moderato da Marc Sondermann (direttore e ceo di Fashion), Alessandra Guffanti ha esordito sottolineando l'importanza per le aziende di scardinare i soliti percorsi.

 

«Noi di Guffanti Concept Showroom siamo nati come realtà famigliare - ha spiegato -. Una volta compreso che il digitale non era un optional ma un asset per crescere, ci siamo strutturati, con mio fratello Francesco responsabilizzato su questo fronte e collaborazioni avviate in parallelo, come quella con Ready-To-Order, la app lanciata da e-Pitti.com».

 

«Se si parla di lusso e digitale - ha affermato Emily Hopcroft di Google - la sfida dei marchi è riuscire a trasmettere il proprio heritage tramite un approccio innovativo e coinvolgente, in modo da creare una user experience incisiva in un contesto cui tutti, e non solo gli appassionati dell'alto di gamma, hanno accesso».

 

«Il digitale impatta su tutto, ma in particolare sulla "cultura" di un'impresa - ha fatto notare Krister Karjalainer di Safilo Group -. L'evoluzione nasce dalle  persone: occorre creare i presupposti affinché non siano spaventate dalla rivoluzione in atto ma ne diventino parte attiva, anche attraverso exchange program con realtà come appunto Google».

 

 

Luca Martines, diventato recentemente a.d. di Reda Rewoolution dopo una lunga esperienza in Yoox Net-A-Porter, ha portato alla ribalta la case history di Reda, storica realtà tessile piemontese, che con Rewoolution si è lanciata in una nuova fase: «Non più soltanto tessuti, un ambito su cui Reda si è concentrata in modo esclusivo per 150 anni, ma anche un abbigliamento tecnico molto particolare: 100% made in Italy, in lana merino biodegradabile, naturalmente confortevole e al tempo stesso con alte performance a livello di funzionalità». Con l'ingresso di Martines la trasformazione digitale dell'azienda entra nel vivo.

 

Le nuove modalità di acquisto da parte del consumatore omnichannel sono state al centro della seconda tornata di testimonianze da parte dei relatori alla tavola rotonda. Alessandra Guffanti si è, per esempio, soffermata sul mutato assetto dei negozi multibrand, «che contano ancora ma non possono più essere quelli di prima e devono trovare nuove casse di risonanza, vedi Farfetch. Il loro ruolo è tuttora centrale: lo dimostra il fatto che una griffe come Valentino continui a realizzare una consistente fetta delle vendite attraverso questo canale».

 

«Velocità e personalizzazione, queste le due coordinate sulle quali si deve sviluppare il futuro - è intervenuta Emily Hopcroft -. Mi sembra interessante a questo proposito una app lanciata da Neiman Marcus insieme a Slyce. Si tratta di Snap.Find.Shop che permette, cliccando su un modello, di avere a disposizione tutte le proposte simili disponibili su neimanmarcus.com e di acquistare all'istante».

 

Le battute finali hanno riguardato la definizione di "successo", che nel contesto omnichannel, come del resto in altri, «è il frutto di passione e condivisione da parte dei team, in un iter motivazionale» ha osservato Krister Karjalainer. Obiettivo, ha concluso Luca Martines, «ottenere la fiducia del cliente, senza la quale non si va da nessuna parte».

 

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