EFFETTO CORONAVIRUS

Prada e Chanel rinviano gli show in Asia, incognita Burberry

Le incognite legate alla diffusione del coronavirus spingono Prada a sospendere la sfilata in programma il prossimo 21 maggio in Giappone: non è l'unica griffe che annuncia un cambio di rotta a proposito dei suoi progetti imminenti in Asia, mentre Milano si prepara a sua volta a subire il contraccolpo dell'emergenza in atto.

Qualche giorno fa, per esempio, il patron di Kering, François-Henri Pinault, ha prospettato un'audience ridotta del 30% allo show di Gucci, previsto mercoledì 19 febbraio all'hub di via Mecenate. Mancano inoltre dal calendario milanese otto designer cinesi.

Tornando alla decisione di Prada sul Giappone, «è stata presa come misura precauzionale e quale atto di responsabilità e rispetto per chi sta lavorando e aveva intenzione di partecipare alla sfilata dedicata alla Resort 2021 - precisano dall'azienda -. Estendiamo la nostra solidarietà a tutte le persone e le aree colpite dall'epidemia».

Evidenziando l’importanza di questo mercato per il brand, i vertici della società hanno dichiarato che l’evento sarà riprogrammato nel Paese in momento più appropriato.

Quella nel Sol Levante sarebbe stata la prima sfilata del brand su questo territorio. Lo scorso giugno, invece, casa di moda aveva organizzato un evento a Shanghai, nel Silo Hall del Minsheng Wharf sull’East Bund, per presentare il menswear della primavera-estate 2020.

A ridosso dell'annuncio di Prada arriva quello di Chanel, che contava di portare la collezione Métiers d'Art 2019/2020, già presentata a Parigi lo scorso 4 dicembre, sotto i riflettori di Pechino sempre a maggio, prima di sbarcare all'Old Billingsgate di Londra il 4 giugno.

«Considerata l'attuale situazione e in ottemperanza delle linee guida tracciate dalle autorità cinesi - si legge in una nota della maison - posticiperemo la replica dello show pechinese in un momento più appropriato. Stiamo monitorando la situazione da vicino: in primo piano mettiamo la salute dei nostri team e dei clienti».

Occhi puntati anche su Burberry: nessun comunicato da parte della griffe, ma c'è il fondato sospetto che anche il mega-evento in scaletta per il 23 aprile a Shanghai venga travolto dall'effetto domino generato dal coronavirus.

Prima che scoppiasse l'emergenza, il ceo di Burberry, Marco Gobbetti, aveva sottolineato l'importanza strategica del mercato cinese: la sfilata del 23 aprile veniva presentata come un tassello di una più ampia strategia di comunicazione ed engagement messa in atto dal marchio britannico, che però nei giorni scorsi ha proceduto alla chiusura temporanea di 24 dei 64 store nella Repubblica Popolare, mentre in quelli ancora aperti si assiste a un calo drastico del traffico. 

A inizio 2020 Gobbetti prospettava, tra l'altro, l'avvio di un punto vendita a Shenzhen Bay entro la prima parte dell'anno. Pur in mancanza di aggiornamenti in merito, è certo che se un opening deve esserci, questo non è il momento giusto.



a.t. e a.b.
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