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Tempo di sfilate a NY. «Il giro d'affari delle fashion week? 887 milioni di dollari»

Prendono il via le sfilate newyorkesi: tra gli show più attesi, quello di de la Renta con Peter Copping come direttore creativo. L'Italia è rappresentata da Diesel Black Gold, Blue Les Copains, La Petite Robe di Chiara Boni e Francesca Liberatore.

 

Ma che business generano le due edizioni della manifestazione? Secondo uno studio di Carolyn B. Maloney, si parla di quasi 900 milioni di dollari l'anno, di cui una stima di 532 milioni realizzati con le spese dirette dei visitatori.

 

Maloney (membro della Camera dei Rappresentanti per lo Stato di New York) ha messo a punto l'analisi per il Joint Economic Committee con il supporto della New York City Economic Development Corporation. Gli esiti sono stati presentati nei giorni scorsi al Fashion Institute of Technology.

 

«Sono rimasta sorpresa io stessa - ha detto - nel vedere quanto sia fondamentale il ruolo della moda per New York e per il Paese». Per esempio, una manifestazione come gli U.S. Tennis Open movimenta, secondo la parlamentare, un business di circa 800 milioni di dollari in due settimane, mentre la maratona di New York si ferma a 340 milioni.

 

Maloney ha fornito altri dati sulle settimane della moda newyorkesi e, più in generale, sulla fashion industry a stelle e strisce: «Oltre 230mila persone - ha affermato - sono presenti, sempre su base annuale, alla kermesse. Un numero che sale a 500mila se si considerano anche coloro che vanno ai saloni e alle presentazioni concomitanti».

 

«Nella Big Apple - ha aggiunto - l'industria della moda impiega più di 180mila addetti, di cui 16mila nel settore manifatturiero, pagando stipendi per 11 miliardi di dollari e generando quasi 2 milioni di entrate fiscali l'anno. Oltre 900 aziende del comparto hanno il loro quartier generale a New York».

 

Negli ultimi 10 anni, inoltre, gli statunitensi che hanno scelto la professione di stilista sono aumentati del 50%, superando quota 17mila, «con un salario medio di 73.600 dollari l'anno».

 

Passando al calendario della fashion week, dopo una serie di eventi off schedule l'11 febbraio (tra cui Raoul), il 12 si entra nel vivo delle passerelle: in programma, tra gli altri, Desigual, Costello Tagliapietra e la collaborazione tra il rapper Kanye West e Adidas.

 

Il 13 è la volta di Jason Wu, Nicole Miller e Rebecca Minkoff, il 14 di Alexander Wang, Hervé Leger by Max Azria, Jill Stuart e Lacoste, il 15 di Derek Lam, Hood by Air, Giulietta, Dkny, Diane von Furstenberg, Edun, Custo Barcelona e Banana Republic con la prima collezione disegnata da Marissa Webb.

 

Il 16 arriva dall'Italia La Petite Robe di Chiara Boni (una new entry nel calendario ufficiale), seguita da Carolina Herrera, Tommy Hilfiger, Thom Browne, Donna Karan, Zac Posen e Vivienne Tam.

 

Il 17 i riflettori si accendono su Tory Burch, Diesel Black Gold (nella foto), Jenny Packham, Badgley Mischka, J. Crew, Marc by Marc Jacobs ma soprattutto su Copping per de la Renta.

 

Protagonisti del 18 sono Michael Kors, Boss, Jeremy Scott, Anna Sui e, ancora dal nostro Paese, Francesca Liberatore. Finale il 19 febbraio, con la doppia sfilata di Ralph Lauren (che porterà in pedana anche il menswear) e Calvin Klein Collection.

 

Ma c'è spazio anche in questa giornata conclusiva per il made in Italy, con Blue Les Copains, brand contemporary di Les Copains disegnato da Peter Som, al centro di una articolata strategia di espansione distributiva. Recente l'apertura del primo corner da Coin, in piazza Cinque Giornata a Milano, con la prospettiva di inaugurare altri spazi in Europa, Giappone e, naturalmente, Stati Uniti.

 

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