in passerella

Nel diversity report sulle sfilate Milano resta indietro

In base a un diversity report stilato da The Fashion Spot a proposito delle recenti sfilate internazionali, il livello di inclusività a livello razziale e di utilizzo di modelle transgender è in generale cresciuto, ma Milano rimane la più tradizionalista.

 

La notizia è riportata da The Spin by TextilWirtschaft, che cita alcuni dati dell'analisi: per esempio che in pedana sono salite tra New York, Londra, Parigi e Milano più donne di colore, il 32,5% del totale (+2,3% rispetto alla primavera-estate 2018). Nella primavera 2015, quando The Fashion Spot ha iniziato a monitorare gli show, non si andava oltre il 17%.

 

A dare un contributo decisivo all'alta percentuale è stata soprattutto la fashion week newyorkese, con più del 37% di modelle non bianche, mentre Milano si è fermata al 27,1%.

 

Sempre New York si è fatta portabandiera dell'affermazione di modelle transgender e "non-binary", 64 per 52 passerelle, contro le precedenti 49. Anche in Gran Bretagna e Francia i numeri sono cresciuti. Milano non ha mostrato segni di grande apertura, così come per esempio non ha scelto ragazze plus size.

 

Le over 50 sono state le meno avvistate in pedana: solo in 13 sono salite alla ribalta durante le fashion week, la cifra più bassa dalla primavera 2017. Milano ne ha cooptate due, come Londra, ma la scorsa stagione erano state sette le "silver" sotto i riflettori del capoluogo lombardo (nella foto, da sinistra, Ashley Graham per Michael Kors, Teddy Quinlivan per Paco Rabanne e Anok Yai per Prada).

 

 

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