la resort 2020 al neues museum

Max Mara: a Berlino rievoca il fascino di Marlene Dietrich

Minimal ed evocativa, la Resort 2020 di Max Mara rende omaggio alla città di Berlino, punto di riferimento per gli artisti di tutto il mondo, attratti da un'irrefrenabile vivacità artistica e dal rispetto per il patrimonio, la storia e la narrazione, con alla base una costante tensione al modernismo.

Le sale spettacolari del Neues Museum - restaurate dal grande lavoro portato avanti da David Chipperfield e oggi destinate a ospitare le importanti collezioni di reperti egizi, compreso il celeberrimo busto della principessa Nefertiti - hanno fatto da cornice alla collezione disegnata da Ian Griffiths.

«Berlino è la mia città preferita, fin da quando ero uno studente a Manchester negli anni '80. L’arte della Bauhaus, gli anni di David Bowie e della sua creatività estrema, il fascino di una grande seduttrice come Marlene Dietrich mi affascinano da sempre - ha spiegato il direttore creativo in backstage pochi minuti prima dell’inizio -. Ho sempre avuto un legame forte e creativo con questa città. E ho sempre avuto il desiderio di esplorarla a livello estetico».

In pedana un'unione perfetta di tessuti e colori, che spaziano dalle trasparenze peccaminose alle costruzioni androgine dai bordi unfinished, pronti a sigillare un’eleganza algida, figlia dell’insegnamento di Marlene Dietrich.

Nuovi tagli e nuove proporzioni contraddistinguono i cappotti monumentali di cammello intessuti di luce e i tailleur dai doppiopetto gessati color tabacco.

Avanguardistiche sono le cinture maschili in coccodrillo prezioso, che stringono la vita e accompagnano i gioielli all'insegna di un neo primitivismo semplice ed elegante, scandendo un daywear chic.

Quest'ultimo viene travolto da una palette di colori che va dal rosso profondo al rubino nelle cappe di fiori e nelle gonne che sfiorano la terra, tramutate in cespugli rigogliosi. Quegli stessi fiori che spuntano sui dolcevita o su giacche dal fit sartoriale.

A chiudere lo show una serie di look in una tonalità di bianco accecante e un cappotto battezzato Berlino, in double face di cashmere e lana, con spalle appuntite alla Marlene e decorazioni di fiori applicati ispirati proprio alle porcellane di Meissen.

«Questo è il primo look che ho disegnato e racchiude tutto il pensiero di questa stagione. C’è l’eleganza e il carattere di Marlene. C’è la provocazione raffinata di Bowie. Erano molto diversi, ma avevano un tratto comune nel vestire. E poi ci sono il modernismo di Berlino e il decorativismo di Meissen» ha ribadito Griffiths, sottolineando: «Ho puntato su femminilità e rigore, seduzione delicata e fascino conturbante. D’altronde, come diceva Marlene Dietrich, se la donna è un angelo può essere anche diavolo… Anzi quasi sicuramente il diavolo è donna».

A sintetizzare tutti questi concetti sono apparse nel finale la supermodel Carolyn Murphy e soprattutto Ute Lemper, la cantante e attrice tedesca considerata l’erede creativa dell'Angelo Azzurro.

a.c.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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