Le stime semestrali di Smi

Trend positivo ma più lento per il tessile-moda italiano

Lo scenario geo-economico presenta diverse criticità, ma il tessile-moda dovrebbe proseguire la sua crescita, seppure in frenata rispetto al 2018.

In base alle stime preconsuntive curate da Confindustria Moda per Smi-Sistema Moda Italia, il 2018 è terminato con un aumento del fatturato del 2,1% a 55,2 miliardi di euro, sostenuta dalle vendite all’estero. L’incidenza dell’export sui ricavi è passata dal 55,6% del 2017 al 57% del 2018.

Il numero di aziende, invece, è leggermente diminuito a 45.842 (-0,5%) e quello degli addetti è rimasto quasi stabile a 400mila.

Il periodo da gennaio a giugno 2019 dovrebbe invece mostrare un incremento del giro d’affari dell’1,5%, rispetto ai primi sei mesi del 2018, per effetto del +1,1% previsto per il tessile e del +1,9% dell’abbigliamento.

Le vendite all’estero sono ipotizzate in aumento dell’1,8% (dal +2,6% di un anno prima), mentre l’import dovrebbe crescere dell’1,3% (dal +1,1% precedente). Previsto in flessione dello 0,3% il consumo apparente.

Il numero di imprese e di occupati del settore dovrebbe restare invariato.

Quest’anno lo scenario geo-economico risulta condizionato dalle elezioni europee, dagli esiti della Brexit, dai timori di recessione nell’Eurozona, dalla minaccia di attacchi cibernetici, dal rischio di un rallentamento degli Stati Uniti e dalle tensioni commerciali fra gli Usa e la Cina.

Di positivo c’è che, come attestano i dati Eurostat, il tessile-abbigliamento italiano resta leader in Europa, a lunga distanza dagli altri Paesi. In uno scenario prospettato da Csc-Prometeia di qui al 2023 i mercati emergenti dove il comparto dovrebbe avere il maggiore potenziale di crescita sono, nell’ordine, la Russia, la Cina, gli Emirati Arabi, la Turchia e l’Arabia Saudita.  

e.f.
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