legami con l'arte

Richard Moore (Tiffany & Co.): «Con il Whitney e cinque artisti esploriamo nuove forme di creatività»

Vice president, creative director of store design and creative visual merchandising di Tiffany & Co., Richard Moore era oggi (31 marzo) a Milano per presentare il progetto che lega la storica maison della gioielleria alla Biennale del Whitney Museum di New York, attraverso l'opera di cinque artisti: un'iniziativa che rientra nei percorsi del FuoriSalone di settimana prossima.

 

Durante la design week nel negozio milanese di via Spiga 19/a verranno riprodotte le vetrine attualmente allestite nello store sulla Quinta Strada, di forte impatto scenografico e dedicate alla creatività di Ajay Kurian, Carrie Moyer, Harold Mendez, Raúl de Nieves e Shara Hughes: nomi selezionati da Christopher Y. Lew e Mia Locks, co-curatori della Biennale del Whitney Museum, con la quale Tiffany & Co. ha avviato una collaborazione destinata a proseguire fino al 2021.

 

«Ogni artista - spiega Richard Moore - ha realizzato un oggetto insieme ai nostri artigiani, in vendita esclusivamente nel flagship sulla Fifth avenue e nel punto vendita del Whitney Museum».

 

Si va così dal vassoio di Mendez, ispirato alle maschere mortuarie pre-colombiane, al porta-business card di Ajay Kurian, istoriato in modo da far intravedere la parola "Psycho", fino al ciondolo in argento di Carrie Moyer, alla scatola con bassorilievi di Raúl de Nieves e alla brocca colorata di Shara Hughes.

 

Una special edition valorizzata da vetrine speciali, studiate come trait d'union tra il dna del marchio - noto per le numerose liaison con l'arte - e quello dei personaggi coinvolti nell'iniziativa.

 

«Abbiamo pensato ad ambientazioni d'impronta quasi teatrale e tridimensionale» dice Moore, che proprio dalle arti teatrali, oggetto della sua tesi di laurea all'Università di Leeds, è partito nella sua carriera, che lo ha portato nel 2009 a entrare in Tiffany & Co., dopo esperienze presso Liberty London, come capo della visual identity, e The Conran Shop, con il ruolo di visual merchandiser.

 

Il suo discorso si allarga alla valenza del visual merchandising per una label iconica come Tiffany & Co.: «Il gioiello, o in questo caso l'oggetto, resta sempre al centro della scena, ma oggi bisogna costruirgli intorno un supporto visivo forte, una cornice che racconti una storia. Anche noi siamo in pieno storytelling».

 

«L'influsso dei social - prosegue - è un altro fattore da prendere in considerazione: la vetrina che si moltiplica e vive attraverso il mezzo virtuale, venendo ripostata e propagandosi a più fasce di consumatori, diventa un mezzo di comunicazione senza più confini».

 

Come è noto, Tiffany & Co. sta vivendo una fase di forte evoluzione a tutti i livelli, anche per abbracciare nuove fasce di consumatori, tra cui i Millennials. Lo scorso febbraio Reed Krakoff si è insediato nel ruolo istituito ex novo di chief artistic officer del marchio. Nello stesso mese il ceo Frederic Cumenal ha lasciato la società, sostituito ad interim dal chairman Michael Kowalski (nella foto, Richard Moore).

 

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