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Gucci: la resistenza creativa di Alessandro Michele

Demiurgo di mondi immaginifici in cui si eclissano regole, tendenze, punti di riferimento, Alessandro Michele continua le sue sperimentazioni stilistiche in una sorta di laboratorio alchemico dove tutto è possibile. E per Gucci trasforma gli headquarters di via Mecenate in una Wunderkammer, che celebra la libertà creativa come un atto di "resistenza".

 

"Maison de l'amour": lo stilista la chiama così la sua nuova collezione co-ed, in cui il femminile sconfina nel maschile e viceversa, in un'ambivalenza che crea valore e creatività e in una tensione che vuole eludere conformismi e fare spazio all'irriducibile unicità di ciascuno.

 

I riferimenti sono tanti, si affastellano e accavallano per sollevare lo spettatore in uno stordimento onirico fatto di lustrini, simboli archetipi, atmosfere ancestrali che incrociano il mondo fatato di Biancaneve, gli artisti surreali del circo, le businesswoman degli Eighties, i dandy degli anni Settanta.

 

L'unica regola è, ancora una volta, non lasciarsi intrappolare in nessuna regola. I pull alla Stardust, gli abiti hippy a balze, la pelliccia di visone, il vestito a frange anni Venti, le stampe tappezzeria, i gioielli voluminosi, le note musicali, le mini da discoteca, i completi tartan, gli occhiali XL, i capelli cotonati, gli short ultramini portati con il blazer, le casacche kimono, le giacche da sci, le ciabatte con il calzino: una gallery psichedelica incurante delle epoche e del bon ton, delle convenzioni e delle categorie estetiche, che alla pulizia calcolata del bel vestire sostituisce un caos magico e vibrante, capace di partorire significati inediti.

 

Evocando il filosofo francese Gilles Deleuze, Alessandro Michele parla della sua collezione come di un esercizio di "resistenza": all'omologazione, alla fissità, alla monotonia uniformante, all'accelerazione, al mantra della velocità, all'illusione del nuovo a tutti i costi. Per questo la sua moda non cambia pagina, ma «sosta caparbia all'interno di una narrazione che si consolida nella lentezza».

 

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