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Shenzhen prepara una Fashion Valley da 3 miliardi e sfila a Palazzo Clerici

La realizzazione di una Fashion Valley da 3 miliardi di euro di investimento - di cui farà parte l'hub polifunzionale Shenzhen Satellite -, l'avvio di una sede permanente nel capoluogo lombardo, l'organizzazione dal 25 al 30 marzo di una settimana della moda e, stasera (25 settembre), la presenza degli stilisti cinesi a Palazzo Clerici: al centro di progetti importanti, Shenzhen accorcia le distanze con l'Italia.

 

Preceduto da una conferenza stampa stamattina, l'evento di oggi nell'antico edificio a ridosso di piazza della Scala accende i riflettori su quattro marchi simbolo di quella che è considerata la terza capitale della Repubblica Popolare Cinese, dopo Pechino e Shanghai.

 

A un anno di distanza dal debutto di Shenzhen a Milano Moda Donna, salgono in pedana le creazioni di Ellassay (brand sinonimo di uno stile classico, che unisce sartorialità e materiali high tech, presente in Cina con 700 negozi), La Pargay (a quota 600 punti vendita, dedicato a un target giovane e iper femminile), Xiehaiping (raffinato e contemporaneo, emblema della cultura cinese modernizzata e distribuito in oltre 600 store) e Ming Yuehe: al suo debutto sotto la Madonnina, questa label si rifà alle antiche tradizioni del Paese orientale in fatto di artigianalità e pregio dei materiali.

 

Nella stessa location 15 nuovi brand  - in gara per la Top 10 Competition, importante iniziativa asiatica, focalizzata sui new talent che già vendono online - sono protagonisti di una mostra con 40 outfit.

 

Ma al di là dell'happening odierno c'è molto di più, come ribadisce Francesco Fiordelli, ambasciatore per l'internazionalizzazione in Italia e nell'Ue della Shenzhen Garment Industry Association, l'associazione moda più importante della Cina, con un migliaio di adesioni. «Shenzhen si sta aprendo al mondo e in particolare a Milano - esordisce - dove stiamo vagliando l'apertura di una sede permanente».

 

Shenzhen per il tessile-abbigliamento significa 1.200 marchi, 3.800 aziende tra confezione e accessori e un indotto di 350mila lavoratori, per un business che nel 2016 si è attestato a 2.800 miliardi di renminbi di vendite, realizzati per il 49% attraverso l'export: con questi numeri, si connota come primo distretto di tutto il territorio nazionale nel comparto della moda femminile, con un Pil cresciuto del +3% rispetto a quello nazionale.

 

Un terreno fertile per far attecchire nuovi e ambiziosi progetti. Come anticipa Fiordelli, è in fase di costruzione nel distretto di Longua Dalang una città della moda, chiamata Fashion Valley, frutto di 3 miliardi di stanziamenti.

 

«Occuperà una superficie di 8mila metri quadri - anticipa l'ambasciatore per l'internazionalizzazione - e ospiterà più di 150 marchi di ogni provenienza, diventando una base produttiva moderna, ecosostenibile ed evoluta».

 

In questo contesto sorgerà Shenzhen Satellite, che si candida a essere il maggiore hub polifunzionale della Repubblica Popolare per il fashion e il design, con una focalizzazione sul target medio e medio-alto. «Sarà un luogo di rappresentanza per le associazioni - spiega Fiordelli, che ne è anche l'ideatore - e una sede per le Pmi che individualmente non potrebbero pensare di penetrare in questo mercato».

 

Un'attenzione particolare sarà riservata ai giovani e alla formazione, «perché in Cina sta crescendo la generazione degli stilisti, ma molto meno quella di altre figure che ruotano intorno al nostro comparto, legate per esempio al marketing, alla finanza e alla gestione».

 

In quest'ottica verrà istituito un campus per gli studenti, mentre per arginare la piaga della contraffazione «è prevista l'istituzione di un centro con esperti da tutto il mondo, in grado di monitorare e supportare gli operatori dell'e-commerce, controllando la provenienza dei prodotti, nel rispetto della proprietà intellettuale».

 

In un ceto medio cinese sempre più diversificato e in evoluzione, l'attenzione verso l'autenticità dei prodotti è alta e va di pari passo con una ricerca crescente di qualità. Per questo, come precisano dalla Shenzhen Garment Industry Association, il 2018 dovrebbe sancire nell'ex Celeste Impero la chiusura di almeno il 38% di outlet e shopping mall, a favore di store più curati, specchio di un lifestyle che va dalla moda al food, fino al design.

 

«L'e-commerce funziona, ma nelle fasce cheap e basic - conclude Fiordelli -. I nuovi consumatori cinesi, interamente digitalizzati e di età media e giovane, il prodotto lo vogliono toccare con mano» (nell'immagine, foto di gruppo alla conferenza stampa di stamattina, con Fiordelli secondo da sinistra e, terza da destra, Shen Yongfang, presidente della Shenzhen Garment Industry Association).

 

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