milano fashion week

Sotto la Madonnina è il giorno di Shenzhen

La moda di Shenzhen, metropoli cinese che ospita un migliaio di brand e 3.500 aziende del settore, sale alla ribalta milanese nella giornata conclusiva della fashion week, con un evento a Palazzo del Senato (via Senato 10), anticipato stamattina da una conferenza stampa.

 

«La Cina è il più grande bacino per l'export di abbigliamento, ma c'è dell'altro. Quello che si celebra oggi è un gemellaggio tra due realtà che hanno molto da dirsi e che possono avviare collaborazioni interessanti» ha esordito Francesco Fiordelli, consulente per il comparto moda del governo cinese e "ambasciatore" per l'internazionalizzazione della Shenzhen Garment Industry Association in Italia e nell'Unione Europea.

 

Shen Yongfang, numero uno della Shenzhen Garment Industry Association, ha ricordato come non è solo Shenzhen ad affacciarsi alle capitali della moda (sono stati organizzati nelle scorse settimane appuntamenti anche a New York e a Londra), con il suo bagaglio di know how e di marchi da scoprire, ma che c'è anche chi fa il percorso inverso: «Alla Shenzhen Fashion Week - ha sottolineato - arrivano realtà da tutto il mondo. All'ultima stagione ha attirato più di 200 griffe da una decina di nazioni».

 

Wang Dong, console generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano, si è soffermata sulla complementarietà tra due città e mondi apparentemente diversissimi, «che però si incontrano su un terreno comune, quello dell'efficienza, della velocità e, naturalmente, della moda».

 

Li Lan, direttore generale del ministero dell’informazione e dell’economia, ha fornito qualche dato su Shenzhen: per esempio, che nel 2008 l'Unesco l'ha riconosciuta come "capitale del design" e che nel 2014 il fashion ha raggiunto un volume di vendite pari a 2mila miliardi di RMB, di cui il 40% realizzato con l'export. «Semplificando, si può dire che noi siamo famosi principalmente per la produzione e voi per la creatività - ha concluso -. Insieme possiamo fare grandi cose».

 

L'ultima parola è spettata a Mario Boselli, presidente onorario di Camera Moda, che ha fatto il punto su due aspetti da non sottovalutare in Cina: «Una classe media che si sta rafforzando e lo sviluppo del womenswear, dopo che per anni è stata più che altro la moda maschile a dominare la scena. Shenzhen è l'emblema di una crescita sempre più all'insegna della qualità».

 

In occasione dell'incontro a Palazzo del Senato - durante il quale sono stati consegnati riconoscimenti a Fiordelli, Boselli e a Giampietro Baudo, direttore di MFFashion - è stata presentata un'anteprima degli abiti in scena stasera, firmati da Haiping Xie, già apprezzato sulle passerelle newyorkesi e londinesi, La Pargay (fondato da Lai Rui, inserita nella "Top Ten Designer" cinese) ed Ellassay, che fa capo alla Shenzhen Ellassay Fashion Co. Ltd., quotata alla Borsa di Shanghai dal 2015 (nella foto).

 

Tre nomi affermati, cui si affiancano altre 18 giovani label, pronte a misurarsi con il mercato cinese e globale.

 

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