MILANO FASHION WEEK

Prada e le interferenze nello stile conservatore

Imaxtree

Ogni collezione di Prada parte da una profonda riflessione di Miuccia Prada sul presente e le correnti che lo attraversano. La primavera-estate 2019, che ha sfilato ieri (20 settembre) a Milano, non fa eccezione.

Stavolta l'attenzione della stilista si concentra sulle dicotomie che scuotono dalle fondamenta il contemporaneo: conservatorismo da un lato e libertà e fantasia che, dall'altro, cercano di non essere sopraffatte anche da un altro fenomeno, la tendenza dilagante alla semplificazione e alla banalizzazione dei messaggi.

«Non si può governare con un hashtag e nemmeno con uno slogan» dice Miuccia Prada, evocando «due grandi blocchi che si scontrano fuori e dentro la moda»: un clash ideologico ed estetico a cui solo una nuova visione creativa può dare un senso e un valore.

Il sottile fascino dell'estetica borghese - parola che però non è gradita alla designer - pervade lo show, ma in parallelo c'è la volontà di scomporre puzzle troppo perfetti e smontare concetti precostituiti. In altri termini, di far sentire una voce discordante, introdurre un dissenso.

Così il pull bon ton ha buchi sui gomiti oppure un oblò davanti, il top rosa con fiocco si sposa con i pantaloni biker personalizzati da una disegnatura evocativa degli anni Sessanta e le scarpe in vernice con tacco sottile si portano esclusivamente con le calze al ginocchio.

Anche un accessorio come il cerchietto per capelli, emblema delle acconciature da brava ragazza, è presente ma in versione "potenziata": più grande della norma, colorato, bombato.

Non manca il contributo di tre architette - Cini Boeri, Elizabeth Diller e Kazuyo Sejima -, che hanno ideato alcuni pezzi unici, utilizzando il "nylon Prada" e il cui contributo rientra nel progetto di più ampio respiro Prada Invites, basato sull'interazione tra diverse discipline.

Tra il pubblico Spike Lee, che domani sarà ospite a un dibattito con Theaster Gates (curatore della mostra The Black Image Corporation all'Osservatorio Prada in Galleria Vittorio Emanuele), regista che incarna un monito lanciato da Miuccia Prada alla cosiddetta "intellighenzia”, «che deve alzare la voce, perché oggi parlano solo coloro che hanno da dire cose semplici».

a.b.
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