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Gucci: Alessandro Michele alchimista in un "laboratorio anti-moderno"

Una scenografia avveniristica ma con richiami ancestrali per la prima sfilata co-ed di Gucci, oggi (22 febbraio) nel nuovo quartier generale della griffe in via Mecenate.

 

Alessandro Michele dà vita a un guardaroba ricco e immaginifico, dove maschile e femminile si fondono, prendendo le distanze dalla «logica mortifera della non-contraddizione».

 

L'allestimento del fashion show esalta una collezione in cui la creatività è all'ennesima potenza: un tunnel di plexiglas che ricorda il corridoio delle partenze degli aeroporti - destinazione ignota, potrebbe essere l'Oriente, ma anche l'Inghilterra di Arancia Meccanica, o lo Studio 54 di New York - e, parallelamente, le atmosfere di un laboratorio del futuro. Al centro, ieratica, una piramide.

 

Anche quello di Michele è un laboratorio ma del tutto "anti-moderno", all'insegna non della freddezza della scienza, ma del calore della magia e del potere della fantasia. Si trova idealmente immerso in un "giardino dell'alchimista" o delle meraviglie, dove segni, simboli, archetipi, immagini di fiori e animali tornano prepotentemente alla ribalta, ribadendo il nuovo percorso della griffe, i suoi nuovi codici.

 

Quelle che lo stilista definisce «apparenti contraddizioni e false antinomie» si inseguono e ibridano. Nel tunnel trasparente sfilano modelli e modelle simili tra loro, parte di una "community" affascinante, libera da pregiudizi e diversa da tutte le altre. L'ambivalenza è intesa come convivenza felice di differenti sfumature e identità.

 

Oltre la piramide, Michele cita un altro simbolo egizio, l'Ouroboros: «Un serpente che si divora la coda, distrugge e concepisce, in un processo di autorinnovamento che ingloba l'opposto».

 

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