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Moschino: una collezione da star

La girlish woman di Moschino predilige un look bon ton alla Jackie’O, ma spensierato. I colori sono brillanti e saturi e talvolta Jeremy Scott oltrepassa i confini del Pantone, per scoprire forti sfumature ormai quasi dimenticate.

 

Sbarazzina, indipendente e spensierata nell'animo e nel look. Perché il suo concetto di tailleur, non rinunciando all'eleganza più classica, mescola il daywear di metà secolo con lo stile e le zip dell’iconica biker jacket di Moschino.

 

Apoteosi dello chic è l’universo dell’eveningwear, dove abiti da sirena si alternano a smoking tagliati, sminuzzati, risultato della collisione tra mix di metallerie, paillettes, jais, cristalli e sete.

 

Lo stile diva di Hollywood o ultra-glamourous di Halston incontra il rosa shocking di Marilyn Monroe, ma anche i look di un'epoca successiva più consapevole, elaborando l’intera storia del red carpet a un’iper-velocità attraverso cui appare solo il meglio.

 

Immagini di "perfezione" femminile dell’artista australiano Ben Frost, si mixano con le confezioni di prodotti con cui ci auto-medichiamo nell’era del consumismo, creando collage perfetti sulle borsette, sulle imperdibili cover per cellulare e su altri pezzi buy now.

 

Una collezione che vede Jeremy Scott avventurarsi sulle teorie complottiste, un tema attualissimo per chi vive nell’America di Trump, per tradurre la teoria della cospirazione nella pratica della moda.

 

«Il mio lavoro è incentrato prima di tutto sulla comunicazione - spiega Scott dietro le quinte della sfilata -. Più facilmente comprensibili sono le proposte, più internazionale è il brand».

 

Scott può essere modesto per quanto riguarda il suo contributo alla moda, ma dal punto di vista commerciale si è rivelato un vero pioniere. Ha costruito la sua carriera unendo moda high e low (e dimostrandosi l’uomo ideale per Moschino), includendo lo streetwear molto prima dei suoi contemporanei.

 

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