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Si rafforza l'asse Italia-Cina: a Milano debutta la pelle made in Haining

Il made in China si prepara a crescere e instaura un dialogo diretto con l'Italia. Per la prima volta i prodotti in pelle e pellicceria realizzati nel distretto di Haining - leader di questo segmento in Cina e sede delle più importanti aziende haut de gamme - hanno sfilato nel calendario di Milano Moda Donna, gettando le basi per nuove sinergie. In passerella Xuebao e Foor.

 

Il progetto è stato firmato da Hclc-Haining China Leather City, società di servizi nata nel 1994 e dal 2010 quotata alla Borsa di Shenzen, con l'obiettivo di creare un ponte di comunicazione fra l'industria del Belpaese e quella dell'ex Celeste Impero, attraverso l'integrazione fra la creatività italiana e il know how cinese in fatto di ricerca, sviluppo e produzione.

 

«Gli ottimi risultati raggiunti in fatto di expertise produttiva hanno permesso alle aziende di Haining di emergere nel panorama fashion e oggi possono diventare importanti partner per le società della moda italiane - ha detto durante la presentazione il presidente di Hclc, Yueming Zhang -. Il nostro obiettivo è ora conquistare una visibilità internazionale, incrementando la presenza della moda cinese in Occidente».

 

L'associazione fa leva su un distretto dove si realizza più del 50% della produzione totale dell'abbigliamento in pelle e pelliccia di tutta la Cina, di cui il 30% viene venduto direttamente al dettaglio attraverso una rete di centri commerciali, e sinonimo di 11mila aziende.

 

Una piattaforma per spiccare il volo verso una dimensione internazionale, affrancandosi dal cliché di made in China come brutta copia della proposte protagoniste sulle passerelle occidentali: «Xuebao e Foor - ha rimarcato Zhang - sono due marchi simbolo di come l'indotto produttivo di una città possa diventare simbolo di eccellenza manifatturiera».

 

«C'è una grande similitudine fra l'Italia e questo grande Paese - ha aggiunto Mario Boselli, presidente dell'Istituto Italo Cinese e presidente onorario di Cnmi -. Il successo degli stilisti italiani è in gran parte dovuto al settore tessile a monte. L'impressione è che anche in Cina si stia sviluppando questo circuito virtuoso fra le materie prime, la trasformazione e il prodotto finito».

 

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