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Gucci: la maschera-vestito rivela la nostra unicità

Chiamarla sfilata è riduttivo: quella andata in scena nel quartier generale di Gucci in via Mecenate è stata molto di più. La colonna sonora, l'illuminazione ottenuta con oltre 120mila lampadine a led, la lunghissima passerella a specchio e, naturalmente, gli abiti disegnati da Alessandro Michele hanno dato vita a una rappresentazione di notevole potenza evocativa.

Filo conduttore il tema della maschera, a nascondere parzialmente o totalmente i volti di modelli e modelle, che quando erano visibili avevano lacrime dorate disegnate sulle guance.

La riflessione da cui Michele è partito è legata alla similitudine tra la maschera e ciò che indossiamo, «perché noi vestiamo la maschera-vestito e i vestiti si riempiono di noi».

La parola latina per "maschera" è "persona": un termine che, come scrisse la filosofa Hannah Arendt cui Michele si è ispirato, «rimane pressoché immutato in tutte le lingue europee. "Persona" definiva originariamente la maschera che ricopriva il volto "personale" dell'attore e serviva a indicare agli spettatori quale fosse il suo ruolo nel dramma».

La maschera, dunque, non occulta ma rivela e il suo messaggio, il suo fascino risiedono «nella tensione tra impulsi divergenti - si legge in una nota di Gucci -. Esibizione e nascondimento, manifestazione e protezione, vanità e pudicizia. Non a caso si compone di due superfici fatte della stessa materia, l'una concava e l'altra convessa, adagiate l'una sull'altra».

Le maschere, dunque, «possono offrirsi come mezzo attraverso cui dare diritto di cittadinanza al nostro divenire molteplice».

La collezione è la sintesi visiva e vestimentaria di questo ragionamento, che sfocia in abiti destinati a "persone", appunto, perché non è importante connotarsi come uomo o donna, ma trovare un modo di rappresentarsi, di fronte a se stessi e al mondo, che sia "personale".

Sempre molte contaminazioni in passerella, in un excursus che va dai dettagli sporty come le ginocchiere imbottite e logate, a rimandi all'epoca vittoriana e al liberty negli jabot e nelle gorgiere plissettate, fino alla tradizione scozzese nei kilt e agli anni Sessanta e Settanta.

Ma più evidente appare l'influsso sartoriale, che Alessandro Michele rielabora soprattutto nei completi con giacche importanti dalle spalle oversize e pantaloni ampi, dalla vita alta, chiusi alla caviglia con dei lacci.

Una collezione che, come ha detto lo stilista nel backstage, esprime il suo stato d'animo in questo momento: «Sento che c'è qualcosa che mi sfugge nella società di oggi. Fare moda è un atto politico e io cerco di difendermi da chi vuole rubarmi la cultura».

a.b.

MILANO WOMEN FW 19-20: GUCCI




 

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