MILANO MODA DONNA

Il corto circuito di Gucci: «È lo show della Rinascita»

Sulla passerella di Gucci tornano prepotenti gli Anni Settanta, con alcuni cenni agli anni Novanta. Completi sartoriali, maxi cappotti e trench, alternati a sottovesti scivolate, trasparenze, scollature, spacchi e guanti neri di pelle sono solo alcune delle citazioni dei periodi rivisitati da Alessandro Michele.

La collezione uomo e donna ready to wear è una rivoluzione estetica nel segno della semplificazione, per incoraggiare la nascita di nuovi mondi ed espressioni della personalità individuale e sfuggire alle regole e alle norme sociali.

Ambientata nell’immensa sala-loft di via Mecenate, con una passerella animata che ricordava il nastro trasportatore degli aeroporti, la sfilata è stata un vero evento di purificazione, dove quell’ibrido di emozioni, culture e sentimenti lussureggianti tipico di Michele viene azzerato per ripartire ancora con più vigore e potenza.

L’effetto è come se fossimo andati a teatro, con un Gucci atto primo e un Gucci atto secondo: nella prima parte protagonisti 60 modelli imprigionati in divise, abiti da lavoro e indumenti di costrizione, inclusa la camicia di forza con cinghie sulla schiena, che scivolano ieratici, ricordandoci i tratti distintivi della semplicità minimale di Margiela, rivista con la forza comunicativa di Alessandro Michele. Abiti che hanno avuto unicamente la funzione di veicolare un preciso messaggio e che non faranno parte della collezione in vendita. 

Poi l’atto secondo: blackout. La musica si interrompe e lo show riparte: le modelle camminano indossando dalle linee asciugate: gonna a matita con lo spacco, abiti sottoveste, tuniche plissé e quelle intagliate con i fiori, i top dorati. Anche l’uomo diventa sexy con le giacche asciutte, i pantaloni anni Settanta, gli stivali texani e il cappottino dal taglio femminile rosa e con la manica a tre quarti. Ed ecco che, per sottolineare il concetto di esplorazione della bellezza della natura, la palette colori diventa polverosa: dal rosa al marrone, dal giallo pallido all’arancio spento.

Uno show nello show, perché bisogna essere selettivi nella scelta di un capo da indossare come nel dimorfismo sessuale che promuove l’evoluzione per la conquista dell’altro. E per questo l'unica scritta su borse e abiti è Gucci Orgasmique, quasi una nuova libertà di stile. In passerella lui porta il ventaglio e la clutch e lei una cartucciera portarossetto alla caviglia o il frustino in mano, quello delle clienti ricche che amano da sempre l’universo del brand.

Per le borse, via libera alle forme e alle dimensioni, ma la borsa vedette è la Gucci Horsebit 1955. Altro grande protagonista è l’occhiale da sole dal design futuristico, accessorio che sembrava morto e sepolto, tornato di moda anche grazie all’aggiunta della catenella diventata maxi-collana. 

«È lo show della Rinascita», ha detto lo stilista, sommerso dagli applausi e dai commenti positivi a fine show -. Ogni volta è più difficile e complicato creare un’emozione per una collezione, non essendo un servo del mercato, ma usando solo la mia immaginazione. Perché con questa sfilata ho raccontato la mia passione per la moda, che è una scelta misteriosa alla quale non resisto».

a.c.

MILANO WOMEN SS 2020: GUCCI






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