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Versace: coup de théâtre con JLo e il Jungle Dress

La sfilata Versace va letta non dall'inizio, ma dalla fine. È stato infatti un vero coup de théâtre, quello inscenato da Donatella Versace, che al termine di uno show di forte impatto ha prima creato la suspence (con la sua voce fuori campo che intimava al Google Assistant di mostrarle le immagini del Jungle Dress, «il vero Jungle Dress») e poi ha scatenato la platea mandando in pedana un'ammaliante Jennifer Lopez con addosso l'iconico abito.

Tutti in piedi ad applaudire JLo, incredibile 50enne dal fisico statuario senza segni di cedimento, con gli smartphone impazziti a fermare il momento: lei che attraversa la passerella ad ampie falcate, bella come quando nel Duemila si fece immortalare con lo "scandalous dress" della griffe alla cerimonia di premiazione dei Grammy Awards.

Un'apparizione che fu determinante per il suo successo, ma anche per Versace e per lo stesso Google: lo scatto fece impennare le ricerche online di milioni di persone, al punto che il player di Mountain View decise di lanciare Google Immagini.

«Fu una cosa incredibile - commenta Donatella Versace -. Il mondo intero ebbe la stessa identica reazione: rimase a bocca aperta. Oggi viviamo in una società altamente tecnologica, ma allora era diverso. Pensare che un singolo abito, legato a un particolare momento, abbia portato alla creazione di uno strumento che ora utilizziamo quasi senza farci caso, credo sia straordinario».

Sono trascorsi 20 anni e la stampa che ha fatto il giro del mondo torna sotto i riflettori nei toni del verde - la versione originale - e in una palette di rossi e arancio.

La si ritrova sulla leggendaria metal-mesh e, in versione ricamata - a volte con cristalli ed elementi tie-dye - a personalizzare vestiti, capispalla, camicie da abbinare a corsetti dallo scollo a cuore e, per la prima volta, sulle scarpe da ginnastica Squalo e sulla borsa Virtus, con un effetto tridimensionale.

Ma nello show c'è dell'altro: il black dress che scopre inediti volumi, sovrapposizioni e forme incrociate, le giacche di taglio sartoriale con spalle importanti, le gonne a palloncino strizzate in vita illuminate da cristalli, le T-shirt con la firma di Gianni Versace o il motivo della Medusa e, tra gli accessori, i sandali allacciati alla caviglia con tacchi in plexiglas, insieme alle borsette in crystal-mesh.

Tra i materiali spicca la pelle marmorizzata e fluorescente, frutto di una tecnica tie-dye all'avanguardia.

Il classicismo intrinseco all'universo Versace viene esaltato dagli strumenti high-tech: così il soffitto a cupola della sala con scultura centrale a forma di palma, ispirato al Pantheon, prende vita grazie alle proiezioni di arte digitale, mentre la stampa Jungle trova un alleato prezioso in Google Tilt Brush, che consente di dipingere virtualmente in 3D superfici grandi e piccole. Pane per i denti degli Instagramers, pronti a ripetere in versione ultra-potenziata i fasti del Jungle Dress di 20 anni fa.  

a.b.

MILANO WOMEN SS 2020: VERSACE



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