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Ermenegildo Zegna Couture: sostenibilità e ricerca si fondono con il sartoriale

Naturalità nei contenuti e naturalezza nelle forme, ma anche la massima attenzione alla funzionalità, segnano il nuovo corso di Ermenegildo Zegna, che ha aperto la fashion week milanese con un applaudito show in Bocconi. Il materiale più innovativo, frutto di 12 anni di sperimentazioni, è l’Oasi cashmere, che prendendo il nome dall’Oasi Zegna di Trivero ne assorbe anche l’essenza più profonda, utilizzando tinture vegetali.

 

Tinture che danno origine a sfumature uniche e diverse da tutte le altre in circolazione: dal fiore di cactus nasce una particolare nuance di viola, l’arancio scaturisce dalle azalee e ci sono i funghi di montagna dietro una tonalità di giallo che vira sull’ocra.

 

Sulla passerella innevata, ispirata all’arte di Thomas Fletcher e del suo libro Snow, sfila un concetto contemporaneo di sartorialità, destinata alla vita metropolitana ma senza le sue durezze e con continui rimandi al dna del marchio disegnato da Alessandro Sartori: nella palette cromatica, nelle fantasie delle maglie che riproducono foto panoramiche dell’Oasi Zegna, nei pantaloni dal fondo regolabile grazie ai bottoni, nelle preziose tute con un’imbottitura in ovatta di lana.

 

Molti i cappotti, con una cintura che si trasforma in martingala, mentre la nuova versione della giacca è a un petto e mezzo. Di tutte le nazionalità i modelli, frutto di un casting realizzato qua e là per il mondo.

 

Specchio di quei Millennials che lo stesso Gildo Zegna in un’intervista a margine dell’evento ha indicato come un target da seguire attentamente e da accontentare, “perché l’uomo, e in particolare i giovani, si diverte ancora a comprare, se trova un lusso arricchito dall’innovazione”. Più in generale, “anche se la moda francese è molto competitiva, il made in Italy è forte e non deve mollare”.

 

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