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Marni: il caos armonico di Francesco Risso

Casualità, ingenuità, meraviglia. Nessun piano, almeno apparente. Nessun ordine, se non quello suggerito dall'intuizione. Francesco Risso, direttore creativo di Marni, accatasta sensazioni, le mescola in modo spontaneo, e scopre una collezione che si alimenta di aporie e stratificazioni. Coerente nella sua programmatica incoerenza.

 

Gli spettatori seduti su oggetti ed elettrodomestici vintage, vecchie tv, lucidatrici, ceste, taniche, libri. La musica sincopata di vecchie canzonette trasmesse alla radio. I modelli che indossano sandali masai con scaldamuscoli, scarpe da ginnastica fuori misura, stivali di gomma con zip, qua e là piccoli charm. Scanzonati, liberi.

 

Taglie XS o XL, messe insieme a caso, con montgomery maxi e lunghi paltò di lana, pantaloni extralarge, maglioni fatti a mano striminziti da dove penzolano i polsini delle camicie a righe, completi con grandi stampe applicate, tute protettive, giacche a vento volutamente sproporzionate, duvet trapuntati e stampati, coperte patchwork.

 

Tanto scozzese e tweed inglese, ma anche broccato cinese, ikat indiani, righe africane. La strada non è mai battuta, è tutta da sperimentare.

 

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