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Gucci: il potere liberatorio dell'infanzia

A cinque anni dalla sua prima uscita in passerella da direttore creativo di Gucci, l'inizio di un'eclatante svolta per il marchio, Alessandro Michele disegna una collezione maschile ispirata all'infanzia intesa come metafora, prima che come ricordo.

L'ambientazione non è più il Gucci Hub di via Mecenate ma il Palazzo delle Scintille, in una scenografia dominata dal moto perpetuo di un grande pendolo di Foucault, simbolo di un tempo che scorre inesorabilmente, modificando come la goccia sulla pietra il nostro modo di essere, di pensare e anche di vestire. 

Sfilano uomini-ragazzi che rimandano alla fase della vita in cui tutti si è uguali, esenti da condizionamenti e ci si butta, come dice Michele, in «capriole spavalde e giocose», suscitando l'approvazione e il divertimento dei grandi.

Un breve momento di poesia e libertà,
soffocato velocemente da classificazioni, censure, sovrastrutture: steccati che lo stilista vuole abbattere, utilizzando il linguaggio della moda.

Dall'armadio delle elementari rispuntano allora i classici sandali con i buchi, i calzettoni bianchi, i pantaloncini corti e, direttamente dalle medie e dal liceo, i jeans sempre un po' troppo larghi, con gli strappi sulle ginocchia. Aderenti i maglioncini, magari da portare con un paio di pantaloni metallizzati a vita alta e con le pince, come in certi film degli anni Settanta.

«Il mio è un invito ai maschi di oggi a tornare sui banchi di scuola», afferma il designer, che da quei banchi vuol far emergere una mascolinità nuova, in grado di non rinnegare la propria parte femminile ma di accoglierla, scrollandosi di dosso gli «standard di una virilità fallocratica e machista, che non ammette cedimenti».

Facile a dirsi ma difficile a farsi già dalla tenera età, soprattutto oggi: ma, come ha dimostrato lo stesso Michele in questi cinque anni, la moda può raccontare il mondo e, in parte, contribuire a cambiarlo.

Ci sono anche alcune ragazze in pedana. Esili, struccate, indossano cappottini leggermente sciancrati, insieme ad abiti molto corti e accollati e alle onnipresenti calze al ginocchio.

Tra gli accessori, oltre ai già citati sandali, spiccano i mocassini e le stringate di aspetto "ortopedico", mentre su borse e valigie appaiono le scritte Fake e Liberty, quest'ultima sulla disegnatura floreale tipica del brand britannico Liberty of London, con il quale è stata avviata una colab. Non manca, sempre a proposito di borse, il modello piccolo e squadrato, che fa pensare al bauletto della merenda di tanti anni fa.

Non è un'operazione nostalgia, quella del direttore creativo di Gucci. Piuttosto una riflessione profonda, che trasforma l'abito in uno strumento per riappropriarsi della propria identità e «rompere un ordine simbolico ormai inservibile».

a.b.

MILANO MEN FW 20-21: GUCCI



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