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Prada in un Panopticon postmoderno

 Da sempre Miuccia Prada è impegnata, con coraggio e anche attraverso la provocazione, nell’affrontare il tema della moda legata alla società. Al di là delle tendenze che ha lanciato e dei milioni di capi venduti in tutto il mondo, lei è unica nella sua incessante lotta contro gli stereotipi retrivi e bigotti, che elabora in un pensiero autonomo e originale.

Le sue riflessioni si attualizzano nella collezione FW 20/21 di Prada, esplorando, come lei stessa sottolinea, un «incerto entroterra metafisico», stretto fra la tecnologia odierna, vista come strumento di sovversione che diventerà in futuro storia, e il classicismo usato come un cavallo di Troia, per definire l'idea di una mascolinità anti-eroica.

Per la stilista e imprenditrice il rapporto fra la sfilata e il pubblico è molto importante, così da fornire il giusto punto di osservazione sul vestito indossato e, al tempo stesso, stimolare quel senso distaccato e voyeuristico che risiede in ognuno di noi.

La grande sala del Deposito dello spazio multifunzionale, dedicato alle performance all’interno del complesso di Fondazione Prada, si è trasformato in piazze immaginarie, che rivelano l’energia astratta dell’arena pubblica, grazie al concept di Amo e alle due statue equestri eseguite personalmente da Rem Koolhaas.

La collezione esprime un forte rinnovamento del classico e dialoga con le regole fisse della sartoria e la potenza del corpo maschile, per concepire un modo libero di indossare un abito.

La silhouette oscilla tra l’essere lineare e voluminosa, dai cappotti e soprabiti dalla linea A o a trapezio alle giacche boxy, quasi accostate ai fianchi, e ancora dalle camicie stampate, che talvolta sono sprovviste di maniche, ai gilet e cardigan aderenti e lavorati a trecce.

I tessuti rappresentano uno strumento immediato di questa ri-contestualizzazione del moderno, attraverso materiali tradizionali che sono combinati a fibre riciclate tecnologicamente innovative e cromatismi che riprendono una "natura innaturale".

Va in scena uomo non eroico ma con una grande forza espressiva intellettuale e fisica, i cui contrasti vengono espressi dalla colonna sonora: una scelta musicale a cura dei New Order, con l’ouverture di Das Rheingold al Tristan und Isolde di Wagner come attacco, per finire con il Tannahäuser.

La scena è essenziale: una successione di porte disposte in modo simmetrico segna il confine tra lo spazio pubblico e un enigmatico porticato, nascosto dietro l’architettura.

Una statua astratta è disposta al centro dello spazio, fornendo un punto focale e un asse tridimensionale. Le intense proiezioni della statua sul pavimento ricreano lunghe ombre di un tramonto autunnale, delineando la piazza ed esaltandone la composizione grafica. Nello sfondo del porticato, una forte luce rossa dona profondità alla struttura che delinea la transizione dello spazio.

In questa corte surreale, che ci riporta alla memoria le piazze pittoriche di De Chirico, i modelli vagano nello spazio, appaiono e scompaiono, seguendo traiettorie invisibili che sfumano il confine tra ciò che è visibile e ciò che è celato: ci si ritrova in un «panopticon postmoderno», una corte surreale all'interno della quale gli uomini si sentono costantemente osservati.

a.c.

MILAN MEN FW 2020-2021: PRADA


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