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Il performance tailoring di Fendi

Ridurre al minimo per massimizzare, sottrarre per espandere. Si sviluppa intorno a un ossimoro la collezione invernale di Fendi, che va a fondo nella ricerca di nuove texture, funzionalità e performance, per delineare un’idea di sartorialità classica atemporale, destinata a durare, capace di coprire qualsiasi esigenza d’uso e d’occasione, con la complicità di interventi trasformisti su materiali e volumi.

Cerniere strategiche sezionano le giacche, dividendole in due o tre strati e riducendole all’occorrente a giustacuore. I bermuda visti da una diversa angolazione mutano in una gonna lunga, grazie a un pannello sul retro. Anche le maglie sono polisemantiche: si accorciano e perdono le maniche. Ogni capo è importante, versatile e camaleontico.

La complessità non compromette la nitidezza. Le linee sono nette, verticali. La funzionalità è all’apice e diventa essa stessa estetica: tasche e dettagli nascosti dall’interno migrano verso l’esterno e solcano le superfici. Le stesse termo-nastrature percorrono peacoat e overcoat di lana double, disegnando motivi grafici.

Profondo il lavoro sui tessuti: pelle in primo piano per gli abiti, montone intarsiato per i cappotti, ma anche tanto cashmere lavorato ad arte con le sembianze della pelliccia.

E poi cavalry twill, nylon, flanella, casentino, velluto, satin e gessati: materiali e lavorazioni che dialogano tra loro, come grammatica per un guardaroba essenziale e accessoriato, completato da boot dalle alte suole scolpite a carrarmato, sneaker massicce, anche bicolori, o running shoe colorate, oltre a borse e bauletti da mini a maxi, che ricordano le iconiche shopping bag della griffe.

Il giallo Fendi attraversa come filo conduttore l’intero défilé, abbinandosi al beige, al grigio, al carta da zucchero e al blu, e quando approda sui grandi parka dai tessuti cangianti sviluppati con Unrealage scopre la sua natura fotocromatica, cambiando colore.
a.t.

MILANO MEN FW 20-21: FENDI




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