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Al via dal 12 giugno la London Fashion Week digitale: e la moda inglese conta i danni del virus

Prima edizione 100% digitale per la London Fashion Week, che a partire dal 12 giugno va online sul sito londonfashionweek.co.uk, accessibile sia agli addetti ai lavori che al grande pubblico.

Il British Fashion Council anticipa che si tratterà di un happening in grado di unire moda, cultura e tecnologia, arricchito da interviste podcast, testimonianze dei designer, webinar e possibilità di visitare le showroom virtuali, per non far rimpiangere le classiche sfilate e fare di necessità virtù.

Un centinaio i designer coinvolti, di cui 34 inseriti nel calendario ufficiale. Non mancherà un'Explore Section, dedicata a 33 nomi off-schedule e, più in generale, a format innovativi di comunicazione, informazione ed entertainment.

Inoltre, daranno il proprio contributo alla piattaforma 34 retailer, 23 media e sei brand partner internazionali.

Un ecosistema fluido e coinvolgente, dunque, anche se i dati diffusi dal British Fashion Council riportano alla dura realtà. Per il 73% di un panel di 233 aziende del settore, infatti, l'effetto Covid si è tradotto nella cancellazione di ordini.

Una doccia fredda dopo un 2019 positivo: in base alle elaborazioni di Oxford Economics, l'anno scorso la fashion industry inglese ha contribuito nell'ordine di 35 miliardi di sterline (+9,38%) al Pil nazionale, dando lavoro a 890mila persone, un dato quest'ultimo stabile sul 2018.

Entrando nel vivo di questa edizione speciale e diversa da tutte le precedenti della manifestazione, la colonna portante è la sezione Lfw schedule. Impossibile citare tutti i partecipanti e le relative modalità di presentazione, ma tra i nomi più noti spiccano Chalayan (che conversa con Elise By Olsen e presenta un film sul dietro le quinte della collezione SS 2020), Marques' Almeida (il duo di stilisti Marta Marques e Paulo Almeida, artefici di un documentario sulla loro nuova collezione sostenibile), Mulberry (che presenta una performance, parte del progetto My Virtual Series), Pronounce (che anticipa in un video le proposte SS 21 insieme a quelle del prossimo autunno-inverno) e realtà che non ci si aspetterebbe in una fashion week, da Jd.com in collaborazione con A-Cold-Wall, Paul Smith e Smythson, a Lavazza.

C'è poi la già citata Explore Section, in cui si può curiosare tra il primo podcast prodotto dal Bfc, un talk tra Edward Enninful (editor-in-chief di British Vogue) e Sadiq Khan, sindaco di Londra, interviste a stilisti britannici emergenti a cura di Farfetch, uno spazio a cura dell'iconico concept store Joyce, contenuti siglati Lfw (dai Design Diaries agli Highlights e altro) ed è solo una parte di un ricchissimo programma.

Infine, alla voce Designer Profiles sono disponibili le schede relative a oltre 100 designer, tra cui David Koma, E. Tautz, Sabry Marouf e Matteo Bigliardi.

Tutto questo concentrato in tre giornate: dopo il 14 giugno cala il sipario e sarà interessante capire le ricadute e il seguito di un'edizione che non si sa ancora se segni una svolta o solo una parentesi per poi tornare, almeno in parte, ai format abituali (nella foto, lo stile di Marques' Almeida).

a.b.
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