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Dior: anche con gli abiti si può dire no

Gli stilisti riscoprono il '68: dopo Alessandro Michele di Gucci, che ha ambientato la campagna Pre-Fall 2018 nella Sorbona occupata al grido di Liberté, Egalité, Sexualité, Maria Grazia Chiuri si rifà a questo periodo di "gioia e rivoluzione" nella nuova sfilata Dior.

 

Sono passati 50 anni dal 1968, ma sembrano molti di più. In realtà, l'ondata di consensi raccolti negli ultimi mesi da movimenti come #metoo dimostra che la voglia di alzare la voce e la testa c'è ancora e che sono soprattutto le donne a mettersi in prima fila, per dire a chiare lettere che così non va, che si deve cambiare.

 

Da quando è al timone creativo di Dior, Maria Grazia Chiuri si fa interprete attraverso gli abiti di messaggi che vanno in direzione ostinata e contraria - parafrasando il titolo di un'opera su De André, che proprio al '68 dedicò la Canzone del maggio - e che leggono la moda come frutto di un ragionamento e di una presa di posizione, prima ancora che di un lavoro stilistico.

 

La sfilata autunno-inverno 2018/2019 è una nuova tappa di questo percorso, con il Musée Rodin tappezzato di ritagli di giornali dell'epoca e slogan come C'est non, non, non et non! sulle maglie, dove ricompaiono anche il simbolo della pace e farfalle variopinte alla Woodstock.

 

Lo show rispecchia lo spirito di un'epoca in cui la regola era abbattere le regole, amalgamando in libertà impressioni, colori e fantasie: il tartan e il patchwork, il country e il militare, il rock e lo psichedelico, le frange e le trasparenze.

 

Accessori immancabili le tracolle squadrate, i baschi e gli occhiali con le lenti colorate, per vedere il mondo sotto una luce diversa.

 

Ai piedi stivali robusti, con il tacco grosso, oppure a motivi patchwork ricamati, tronchetti rasoterra con influssi street e gli zoccoli, che un tempo calpestavano le strade della rivolta e ora calcano una passerella del lusso.

 

Tra le fonti di ispirazione di Maria Grazia Chiuri il libro del 1988 The Subversive Stitch-Embroidery and the Making of the Feminine, in cui Rozsika Parker esplora il mondo del ricamo, che esce dalle quattro pareti domestiche per elevarsi a forma d'arte.

 

Psicoterapeuta ed esperta di storia, Rozsika Parker - scomparsa nel 2010 - è stata la fondatrice con Griselda Pollock del gruppo The Feminist Art History Collective.

 

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