paris fashion week

Loewe: la cross fertilization di Jonathan Anderson

Il talento del giovane Jonathan Anderson fa di nuovo centro. Sulla pedana di Loewe sale una collezione dalla grande personalità, che denota sicurezza creativa, capacità di innovare pur restando fedele all'heritage di un brand con 170 anni di storia.

 

Non c'è un unico nucleo da declinare con coerenza nei diversi modelli sotto i riflettori: piuttosto cumuli di idee che esplodono e si sovrappongono a ogni uscita, resi possibili da una profonda expertise sartoriale, che attraverso lavori certosini riesce ad amalgamare texture, pesi e suggestioni stilistiche disparate.

 

Il nylon, il twill di cotone, la seta lavata e la pelle burgundy si assemblano in un sofisticato puzzle materico, le lavorazioni sono pensate per rispondere al movimento e alla luce.

 

Camicie e abiti dal sapore country, esaltati da cappelli da cow-boy, si mescolano a cappotti cammello dallo chic bourgeois, mentre vestiti da gran ballo senza spalline e con maniche a palloncino si alternano ad abiti realizzati con pannelli e appuntati sul corpo, come se fossero appena usciti dalle mani di un sarto. 

 

Di nuovo spazio alla contaminazione con maglioni norvegesi, long dress a scacchiera, righe e pois, tocchi iridescenti, motivi tartan e animalier che si fondono senza frizioni, in un ibridismo fresco, veloce, che sembra aver trovato una giusta misura tra slancio creativo senza freni e vincoli commerciali.

 

La pelle, pilastro nel dna della maison spagnola, sembra l'unico filo conduttore di una collezione che rifugge i déjavu: in primo piano la maestria artigianale del brand, con voluminose gonne a corolla e asimmetriche, abiti-camicia e cappotti bicolore.

 

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