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Hermès: corpi in movimento in tre atti

Nadège Vanhée-Cybulski, direttrice artistica di Hermès, presenta la collezione FW 2021/2022 del brand attraverso un video-trittico, diretto da Sébastien Lifshitz, regista e sceneggiatore francese: un’art performance a New York, una catwalk a Parigi e un’altra art performance a Shanghai, basate su orari e fusi diversi.

Tre momenti che creano la sequenza esplicita di un percorso comunicativo, per riflettere su un mondo che ha costruito nuove regole per il futuro.

«Volevo che a filmare questo trittico fosse un artista come Lifshitz - dichiara Nadège Vanhée-Cybulski - con una sensibilità crossover tra i generi e le discipline». Ricordiamo che il regista francese, omosessuale dichiarato, si è sempre distinto per le sue indagini cinematografiche sul mondo Lgbtq+: da Presque rien del 2000, storia d’amore di una giovane coppia omosessuale, a Wild Side del 2004, che narra la vita di una prostituta transessuale, di un gigolò magrebino e un disertore (vincitore di un Teddy Award al Festival di Berlino e premiato anche al Festival Mix di Milano) e, non ultimo, Les Invisibles, sulla vita di 11 uomini e donne omosessuali a cavallo delle due guerre, che si è aggiudicato tre César.

«Quando abbiamo iniziato a concepire questi abiti prevaleva il vuoto totale, eravamo in pieno confinamento, chiusi ognuno a casa nostra. Ma rapidamente ho capito che era importante continuare a creare», ha sottolineato Nadège durante la conferenza stampa.

«Ogni componente della mia équipe - ha proseguito - era chiuso nella sua bolla e non aveva bisogno dell’occhio o del giudizio dell’altro. Ma proprio per questo ha potuto andare più lontano nella sua immaginazione». «Non volevo esprimere la malinconia che caratterizzava quel periodo - ha concluso -. Al contrario, ho avuto una reazione all’insegna della resistenza. Il mio desiderio era che la collezione infondesse la voglia di uscire e di indossarli davvero, quegli abiti».

PARIS WOMEN FW 21-22: HERMES


Nel video il giorno e la notte si confondono nel gioco camaleontico della danza, partendo da New York e dall'Armory, dove la coreografa Madeline Hollander fa muovere le danzatrici nei gesti della quotidianità femminile, indossando abiti leggeri.

Il secondo tempo è il défilé vero e proprio, girato al Garde Républicaine in boulevard Henry IV, mentre l’ultima parte è ambientata a Shanghai: in questo caso Gun Jani, altra coreografa, usa il corpo in maniera astratta e simbolica, creando un’energia rinnovata, che si trasforma in forza.

La portabilità degli abiti prevale nell’intera collezione, dove i capi da giorno e quelli da sera sono uguali, per abbattere ogni frontiera nel muoversi e nel vivere più liberamente. Al di là dell'abituale focus sulla pelle compare per la prima volta l’anorak e i parka che diventano poncho, fino alla maglia che diventa scultorea, come una seconda pelle.

La  sensualità si associa a una femminilità discreta, dove il superfluo è bandito e avanza una parola d’ordine, praticità.

a.c.
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