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La nuova Celine è molto Slimane: troppo?

Una collezione che mette in soffitta il passato (con buona pace delle "Philophiles") e che fa parecchio discutere, quella di Celine, come emerge dai commenti riportati in questo articolo. Emerge una dicotomia tra i giornalisti - molti dei quali si dicono per lo meno perplessi - e i compratori decisamente più possibilisti, se non addirittura entusiasti.

Hedi Slimane si è ispirato alla società attuale, «dominata dalla rivoluzione digitale e botoxata», mettendo in scena la visione della vulnerabilità dei codici della moda, che devono essere ricostruiti in modo che aderiscano al tempo che devono raccontare.

Rifuggendo dalle sovrastrutture di quanto era stato fatto prima alla guida creativa del marchio, lo stilista lascia spazio alla grazia, alla libertà di espressione e al proprio vissuto. «Lo stile è personale, è una disciplina fatta di rinunce, è riconoscere quello che si è o non si è, è qualcosa che abbiamo dentro ed è più forte di noi. Ed è così legato a un’epoca, che vibra con lei» ha detto Slimane a margine dello show.

I look alternano maschile e femminile, in un viaggio nello spirito della Ville Lumière, scivolando sul corpo ed esaltandolo con delicatezza. I capispalla e gli abiti maschili sono quasi tutti slim, coordinati da camicie a righe e cravatte sottili, mentre per la donna è un’esplosione di ruche, pois e lurex per esaltare la couture e lo spirito parigino.

Molti i dettagli minuziosi, come le zip che orlano i bomber e i giubbotti, capi salva look che sono capaci di riqualificare i pantaloni skinny o le gonne a balze. Le spalle sono importanti, gli artwork sugli abiti e le stampe affidati all'artista Christian Marclay.

A impreziosire abiti dalle forme basiche, resta il tocco frou frou della maison, in grado di regalare estrema femminilità e un guizzo vezzoso, che disegna un'eleganza mai troppo seriosa.

La praticità prima di tutto per accessori come le scarpe, che abbandonano le velleità seduttive a tutti costi per puntare su killer shoe, stivaletti con un’attitudine strong. Il tacco è quadrato e solido, giusto quel che basta per non essere rasoterra.

Una collezione da cui emerge chiaramente l’intento di Slimane: dare una scossa a Celine come è stata finora.

Spenti i riflettori, i commenti degli addetti ai lavori - e non solo - non hanno tardato ad arrivare. La svolta disruptive di Slimane, che con un colpo di mano ha spazzato via la Celine "con l'accento" disegnata da Phoebe Philo, ha generato discussioni a non finire tra chi preferiva il vecchio corso e chi invece applaude il nuovo.

Sui social sono comparse immagini ironiche di tombe con la scritta Céline - rigorosamente con l'accento - fatta di fiori e chiari incitamenti a Hedi: «Make your own label!». Un consiglio che, peraltro, arriva anche dalle autorevoli colonne del Financial Times: «Perché - si chiede Jo Ellison - Lvmh non gli ha fatto fare una sua linea?».

Parafrasando gli Abba, Vanessa Friedman sul New York Times titola Mamma mia! Here we go again: il succo del suo pezzo è chiaro, «troppo déjàvu in pedana». «Nella moda tutto cambia, tranne Slimane», chiosa Friedman.

Diplomatica Suzy Menkes, che nel suo blog su vogue.co.uk si limita a constatare come l'operazione Celine miri a un target finora poco battuto dalla griffe, le ragazze della Generazione Z. Lo si nota anche dagli accessori: parole come "sporty" e "comfy", abusate negli ultimi tempi soprattutto in una fascia di età più adulta, non rientrano nel vocabolario del new deal, così come durante il défilé non si sono viste sneaker.

I buyer sono su una lunghezza d'onda diversa da quella dei giornalisti e, per lo più, annusano nella svolta un potenziale interessante per le vendite. «Hedi ha legioni di fan» ricorda a wwd.com Tomomi Asako di United Arrows in Giappone, mentre Alix Morabito di Galeries Lafayette ribadisce che «c'è una nuova clientela pronta a recepire il messaggio di Slimane».

Beppe Angiolini di Sugar ed Excelsior Milano prende una chiara posizione e sottolinea a fashionmagazine.it: «Non sono d'accordo con le critiche che ho visto da più parti e non mi scandalizza affatto che Slimane non abbia "fatto Celine". Se un gruppo come Lvmh scommette su uno stilista nuovo, è perché vuole cambiare direzione».

«Anche in passato Hedi - prosegue Angiolini - ha raso al suolo quello che ha trovato, per costruire qualcosa di diverso. Da lui non si può pretendere continuità e si sa che andrà avanti così, senza fermarsi, ma proprio questo è il suo bello. Mi è piaciuto in particolare il messaggio che ha lanciato con l'uomo: ha azzerato la parte street, non ci sono felpe né T-shirt, e riportato alla ribalta la cravatta, il rigore, la pulizia. Un input che è arrivato da lui, non da un altro, e che rappresenta l'inizio di un cambiamento a più ampio raggio. Non vedo l'ora di esaminare da vicino la collezione in showroom. Collezione che, ripeto, non è la riproposta di qualcosa di già visto, ma l'espressione di una personalità forte».

«Francamente sono un po' stupito delle polemiche sulla stampa - rincara la dose Federico Giglio di Giglio a Palermo -. Dicono che Slimane ha fatto Slimane ma cosa si aspettavano, che facesse Phoebe Philo? In tutta la sua carriera questo designer ha dimostrato di non volersi adattare, perché questa volta avrebbe dovuto comportarsi diversamente? Sono certo che a livello commerciale funzionerà: di certo nel giro di poche stagioni il marchio troverà una nuova clientela, più giovane e più aggressiva».

PARIS WOMEN SS 2019: CELINE





a.c., a.b. e an.bi.
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