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Il messaggio umanitario di Louis Vuitton

Virgil Abloh, direttore artistico di Louis Vuitton uomo, si interroga nella nuova collezione su come possa essere rielaborato il concetto di normalità, liberandosi da ogni pregiudizio.

Partendo dal saggio di James Baldwin Stranger in the Village del 1953, che parla dell’esperienza di uomo afroamericano che passeggia per Leukerbad, piccolo villaggio di montagna svizzero, dove un uomo di colore non si è mai visto.

Ne scaturisce una riflessione sulle apparenze, che scava in profondità per descrivere come ci si senta a essere un artista nero in un mondo dell’arte che considera solo la prospettiva bianca.

PARIS MEN FW 21-22: LOUIS VUITTON



La collezione esplora dunque la nostra idea di normalità, partendo da una performance artistica multidisciplinare, che virtualmente fa viaggiare lo spettatore tra un paesaggio innevato e spazi indefiniti di una città virtuale modernista con pareti di marmo, allestita al tennis club di Parigi.

Un modo per introdurre i personaggi archetipi della nostra società: l'Artista, il Venditore, l'Architetto, il Vagabondo.

Una sorta di pièce teatrale, dove indossatori e una serie di artisti del calibro di Kandis William, Tosh Basco, Sail Williams, Ysiin Bey, Black Cracker e Steven Sowah si mescolano per dare vita a un collage di tipi umani che si alternano sulla scena tra groupage, movimenti danzanti e catwalk.

Una collezione che cambia i codici precostituiti del vestire, come nel caso del panno Kente (un tessuto e una silhouette tipici delle origini ghanesi di Virgil Abloh) che viene declinato in versione tartan, come se fosse un motivo associato alla Scozia, confondendo così le nostre idee predeterminate.

I grandi bottoni a forma di aeroplano che puntellano un cappotto rimandano subito alla mente i ricordi di infanzia e il motivo ricorrente nella collezione, Tourist vs. Purist: un modo per Virgil Abloh di definire da un lato l'outsider, che guarda e aspira a un dominio della conoscenza dei mondi dell’arte, moda, architettura ecc. (il Turista) paragonato all'insider, che già domina questi mondi (il Purista).

Un luminoso verde menta pervade tutta la collezione, dall’abbigliamento agli accessori, percorsi da aforismi creati dall’artista concettuale Lawrence Weiner, mentre il logo campeggia sui trench e sulla maglieria, assumendo la foggia di spille decorative.

a.c.
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