PARIS HAUTE COUTURE

Dior e l’energia deflagrante del circo

Il circo è il luogo della fantasmagoria, la fascinazione di un universo meraviglioso e nel frattempo grezzo, poetico ed essenziale.

Christian Dior amava recarsi al Cirque d’Hiver, dove Richard Avedon - straordinario complice di Monsieur Dior nella restituzione sotto forma d'immagine dell’essenza della sua moda - scattò nel 1955 la celebre foto Dovima e gli elefanti, ancora insuperata nel rendere la magia e la grandiosità della couture.

Il tema del circo riaffiora ciclicamente, già dalle spettacolarizzazioni della direzione creativa della maison con la prima sfilata di Monsieur Dior, nel 1950, a Londra nelle sale del Savoy (che si intitolava Dior Circus Comes to Town) o dei grandi artisti del Novecento come Pablo Picasso, Erik Satie, Serge de Diaghilev e Léonide Massine, che progettarono nel 1917 Parade, uno spettacolo per il Circo Medrano a Roma che arrivò a Parigi.

Impossibile poi non citare Federico Fellini, la cui visione della vita era talmente intrisa di amore per questo genere di spettacolo e la figura del clown, che gli veniva naturale suddividere e rappresentare tutte le persone che lo circondavano, comprese le maggiori personalità della vita pubblica, in base alla dialettica tra clown bianco e augusto.

È da questo caos immaginifico che parte Maria Grazia Chiuri per una collezione dedicata al costumista teatrale Gerard Vicaire, introducendoci al suo mondo attraverso una citazione dell’opera Le Costume de Clown Blanc, Gérard Vicaire la Passion pour Seul Habit di Sylvie Nguimfack-Perrault (Editions Chapitre Douze, 2016): «Quel clown è un uomo o una donna? Né l’uno né l’altro. È un clown».

Vicaire, scomparso a 91 anni lo scorso novembre, è noto come sarto specializzato in abiti da clown ma in realtà era un vero couturier, che ha dedicato la sua arte alla variazioni di un solo abito speciale, per raccogliere le emozioni che scatenano l’allegria e la malinconia.

La sequenza visiva dei pezzi che compongono la collezione fa deflagrare la memoria e l’immaginazione legate al circo e alla sua relazione con il costume, la moda e l’arte, fino a evocare i lavori che l'artista, fotografa e regista Cindy Sherman dedica ai clown.

La pelle della donna tatuata, memoria del circo vittoriano e dei suoi fenomeni grotteschi, diventa una tuta dai disegni meravigliosi che plasmano il corpo, diventando narrazione da indossare sotto gli abiti.

I colori polverosi, declinati e intrecciati in una palette infinita, come quelli che impastano il sipario dipinto da Pablo Picasso per il balletto Parade, simboleggiano anch’essi quell’usura, quella polvere sottile che riveste gli abiti da scena. Le gonne ricamate o incrostate di paillettes opache da lunghe si accorciano fino a diventare tutù che alludono ai codici del circo, abitato da acrobate, domatori e cavallerizze.

Nel défilé ritmato dalla performance della compagnia circense femminile Mimbre, Chiuri fa appello a questa incredibile varietà di suggestioni per comporre una sua personalissima Parade, composta da pantaloni ampi, leggerissimi, stretti alla caviglia, che possono diventare tute magnificenti.

Short neri si abbinano a camicie bianche trasparenti, completate da gorgiere o da nastri che sembrano sfilacciati dal tempo. Ritroviamo inoltre busti in pelle, marinière e giacche da domatore.

L’abito geometrico del clown, bianco, sobrio o sfarzoso, è reinterpretato nei materiali, nei ricami e nelle proporzioni.

Il riassunto di tutto il lavoro di Chiuri per questa collezione Dior Couture è la costante ricerca di una poetica dell’inatteso, a sottolineare la fiducia e il legame che si creano fra anima e corpo.

Il circo diventa un luogo inclusivo, dove il clown, nella sua dimensione androgina e asessuata, è espressione di una possibile uguaglianza: il suo sguardo smaschera una modernità, e non sono più la bellezza, la razza, il genere o l’età a contare, ma la tecnica e l’audacia.

a.c.

PARIS HAUTE COUTURE SS 2019: CHRISTIAN DIOR



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