PARIS HAUTE COUTURE

Schiaparelli e il ragionevole dubbio creativo di Daniel Roseberry

Daniel Roseberry, direttore creativo della maison Schiaparelli, rende omaggio al dubbio della creazione e al dubbio dell’intenzione, motivo per cui la collezione Haute Couture presentata a Parigi è volutamente lontana dalle tecniche sartoriali viste nelle precedenti stagioni.

Una scelta nuova, che a molti può risultare oscura, come la selva citata nel primo canto dell’Inferno della Divina Commedia. La rilettura del poema trecentesco di Dante Alighieri porta Roseberry a riscoprire, non senza sorpresa, che qualcosa gli era sfuggito quando aveva affrontato per la prima volta quest’opera durante gli anni scolastici.



Reimmergersi nei canti dell’Inferno dantesco porta il designer a rivivere, in una perfetta metafora il tormento che ogni creativo prova quando si siede davanti al blocco da disegno, intento a immaginare e definire la prossima collezione.

Una fase in cui possono affiorare pensieri che alimentano la paura ma che spesso sono dissipati dal coraggio, anche ripensando a quello che avrebbe potuto provare Elsa Schiaparelli, donna leggendaria che creò un nuovo modo di pensare la moda come un processo artistico assoluto, fuori dal comune per quei tempi.


I suoi pensieri e il suo archivio sono fonte inesauribile per qualsiasi creativo che desidera compiacere il pubblico ma anche impressionare se stesso, nella ricerca costante di fare qualcosa di nuovo.

Gli abiti richiamano da un lato il ritmo dell’opera dantesca, con tre look per ciascuno dei nove gironi dell’Inferno, ispirati agli archetipi più avvincenti come il leopardo, il leone e la lupa, a rappresentare la lussuria, l’orgoglio e l’avarizia. Dall’altro sono anche pezzi ispirati alla fascinazione scivolosa, da casa degli specchi, della fondatrice.


Il pregio del lavoro manuale lo ritroviamo ancora nel taglio grezzo dei gioielli materici, che esaltano la mineralità e la naturalezza, o nella pittura a mano delle iconiche borse Schiaparelli Secret e Face, in alligatore con venature in oro.

Se Dante ci ricorda che non c’è Paradiso senza Inferno, non c’è Gioia senza Dolore, non c’è Estasi della creazione senza Tortura del dubbio, allora questa collezione gli fa eco, ricordandoci la necessità di ritrovarci di tanto in tanto in un luogo in cui siamo costretti a riconsiderare le nostre convinzioni.

a.c.


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