Paris fashion week

Balmain: l’identità nomade di Olivier Rousteing

Il Wonder Boy della moda, Olivier Rousteing, dopo la recente uscita del suo biopic in cui rivela la scoperta di essere nato da genitori somali ed etiopi, prima di essere adottato dai genitori francesi di Bordeaux, sta scalando le vette della popolarità nei media per la sua visione multiculturale della moda.

La sfilata di Balmain, di cui è direttore creativo, è uno sguardo attento e pan-culturale alla moda, attraverso la creatività e la seduzione, mixate alla conoscenza dei costumi tradizionali della Francia e al codice genetico africano. 

Una conferma del talento del designer, che si esprime attraverso le giacche da aviatore con sfumature post-coloniali, un riferimento al Petit Princefavola molto apprezzata dal designer era piccolo, ma anche nei cappotti di lana dal collo ampio, nei caban e nei peacoat con i bottoni lucenti da marinaio. E ancora, nedenim uptown tagliati o dalla silhouette skinny, nei maglioni argyle con le varianti in paillettes o a strisce marinière, nelle giacche da smoking principesche e nei cappotti da sera, ricamati come mappe o con i segni zodiacali. 

Una volta che l’ultimo modello esce di scena, si fa strada una compagnia di ballerini profumati, che incarnano nella profondità dell’azione danzata quello che desidera trasmettere Olivier Riusteing.

Una moda come rito dionisiaco che si celebra ogni volta che si crea un abito, che non è solo un tessuto che copre, ma diventa simbolo di una copertura della paura ancestrale che accompagna ognuno di noi, per darci speranza e gioia
. Il designer ribadisce che siamo nomadi, nomadi del mondo. 

a.c.

PARIS MEN FW 20-21: BALMAIN



 


 

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