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Givenchy: un nomade moderno che si ispira a Baudelaire

First time in pedana, nei labirinti di piante e aiuole dei giardini di Villa Palmieri, per l'uomo Givenchy secondo Clare Waight Keller, che predilige il mood del tailoring contaminato.

«Il veder questo giardino, il suo bello ordine, le piante e la fontana co’ ruscelletti procedenti da quella, tanto piacque a ciascuna donna e a’ tre giovani che tutti cominciarono ad affermare che, se Paradiso si potesse in terra fare, non sapevano conoscere che altra forma che quella di quel giardino gli si potesse dare», scriveva Giovanni Boccaccio nell’introduzione alla Terza Giornata del Decameron.

La scelta di sfilare in questo luogo non è slegata dalla storia della maison fondata da Hubert de Givenchy, perché racchiude un immaginario poetico che fonde il mondo antico con quello moderno.

L'uomo sensuale visto ieri mostra tutta la sua forza evocativa, sfoggiando la sua ossessione per lo sportswear, la tradizione sartoriale classica e lo streetstyle.

Il tutto pervaso da un racconto romantico tra passato e presente, in nome di una personalità priva di pregiudizi che, alla maniera del poeta maledetto Charles Baudelaire, esprime un’ambiguità molto moderna.

«È come una fusione tra un mondo vecchio e uno nuovo - ha ribadito la stessa Clare Waight Keller, mente creativa della maison del gruppo Lvmh -. Ho pensato a Baudelaire, immedesimandomi nel suo immaginario e nella sua poesia. Questo scontro è nato dall’idea di prendere quell’era, l’era dell’art nouveau, quindi qualcosa di decisamente poetico e unirlo con qualcosa di estremamente moderno».

«Quando ho iniziato da Givenchy - ha aggiunto - ho avuto due anni per costruire la mia storia tailoring. Questa stagione ho invece voluto decostruirla leggermente, introducendo un aspetto sportswear».

Il forte carattere di un nomade moderno, il cui fascino scaturisce anche dalla sottile oscillazione tra insoddisfazione e noia, si traduce in una collezione d’impatto, con silhouette a metà tra l’eleganza di alta sartoria e l’abbigliamento libertino. Perché si può osare unendo i vari mondi, e con grande stile.

Tra i materiali spiccano il nylon, i tessuti coreani ultraleggeri e le canutiglie lucide e materiche, che riportano ai disegni dei labirinti dei giardini delle ville fiorentine, dei tappeti o della deformazione dei fiori dell’Art Noveau.

«In effetti - rivela Clare Waight Keller - ho pensato anche ai disegni della tappezzeria, ai tappeti antichi che sono in tutti i palazzi di Firenze. Poi lo zio del marchese Hubert de Givenchy fabbricava tappeti».

Un utilizzo del bright blu e del nero ben dosato esalta il corpo. Una palette colori punteggiata da differenti tinte del marrone regna incontrastata tra sprazzi di rosa e rosso. La camicia classica non manca, ma è dissacrata con stampe di icone floreali.

Accessori, pochi, molto discreti ma non per questo desiderosi di passare inosservati. La mini bag e la shopper si uniscono ai gioielli a catena con perle, e cadono di lato, quasi a non volersi manifestare troppo.

Una collezione dove le classiche forme e i tagli dell’abbigliamento maschile Givenchy vengono riprodotti con nuova intensità e a dare ancora più carattere ci pensano anche le calzature.

Un nuovo modello di sneaker è frutto della collaborazione con Onitsuka Tiger, una delle più antiche aziende produttrici di scarpe giapponese: è in vendita in tutti i flagship store dell’azienda produttrice a 450 euro a paio.

a.c.

 

 

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