pitti uomo

Il ritorno di Raf Simons con una collezione alla Mapplethorpe

Raf Simons torna sul palcoscenico della moda, dopo il divorzio da Dior, e lo fa con un progetto anticonvenzionale: alla Leopolda non prevede posti a sedere, riempie gli spazi con 300 manichini che raccontano la sua poetica, fa sfilare una collezione ispirata all'erotismo dissacrante di Mapplethorpe.

 

Gli scatti con la plasticità carnale dei corpi nudi che hanno reso famoso il fotografo americano, ma anche le nature morte con tulipani e calle appena sbocciati, i ritratti di Patty Smith e di Blondie, fanno da fil rouge all'intera sfilata e compaiono ossessivamente come stampe in quasi ogni outfit.

 

La collezione è pulita, i colori netti, ma non si fa ingabbiare in schemi conosciuti, né rispetta proporzioni e volumi canonici: camicie ampie e fuori misura, tute over, maximaglie quasi informi che si appoggiano distrattamente sul corpo, pantaloni skinny, salopette in nappa, e poi quelle stringhe di pelle nera strette al collo che ricordano i rituali sadomaso dell'underground newyorchese evocati da Mapplethorpe.

 

Un Raf Simons senza remore dopo il clamoroso addio a Dior, l'ottobre scorso, mentre continuano a tenere banco le congetture sul suo futuro: quella più plausibile riguarda un suo possibile ingresso da Calvin Klein, griffe che ha appena lasciato a casa Francisco Costa, direttore creativo donna, e Italo Zucchelli, a capo del menswear.

 

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