sostenibilità

Harrods: con Vetements la sovraproduzione di abiti va in vetrina

Il problema dell'eccessiva produzione di abiti sale alla ribalta da Harrods, che insieme al marchio Vetements occupa fino al 2 marzo ben quattro vetrine con pile di abiti usati. Un invito a riflettere su un settore industriale che, nell'ottica del "fast&cheap", incide pesantemente sull'ambiente.

 

L'Evening Standard riporta alcune dichiarazioni di Guram Gvasalia, artefice insieme al fratello Demna del brand Vetements, la cui caratteristica è quella di affrontare la moda in un'ottica anticonvenzionale, pensando non solo a vestire le persone in modo glamour ma anche a far riflettere.

 

«L'industria del fashion - ha affermato Guram Gvasalia - è seconda solo a quella del petrolio come potere inquinante e l'eccesso di produzione rappresenta allo stato attuale una delle più serie minacce per l'ambiente. Più del 30% degli abiti non arriva nemmeno alla vendita e finisce direttamente in discarica».

 

Non è solo Gvasalia a lanciare l'allarme: si amplia sempre più la schiera di personaggi della moda, con Livia Firth come portabandiera, che denuncia i rischi legati a un consumo "fast" e a prezzo basso nell'ambito dell'abbigliamento e propone come alternativa l'abitudine a «comprare meno ma meglio».

 

Gli indumenti esposti da Harrods sono stati forniti da oltre 4mila impiegati del department store, ma tutti possono contribuire al progetto, portando in negozio i propri.

 

Una volta terminata l'iniziativa, i vestiti saranno donati a Nspcc, un'associazione benefica a favore dei bambini, ma la campagna di sensibilizzazione di Vetements non finirà qui: il marchio conta di creare una cinquantina di altre installazioni nel mondo (nella foto dall'account Instagram di Harrods, una vetrina "personalizzata" da Vetements).

 

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