sostenibilità

Nazioni Unite: «Industria del fast fashion, un'emergenza ambientale»

«L'industria globale del fast fashion, il cui valore si aggira sui 3 trilioni di dollari, rappresenta un'emergenza ambientale»: un allarme ribadito durante il Forum delle Nazioni Unite di Ginevra, per un settore che occupa il secondo posto al mondo per il consumo d'acqua, produce il 20% di acque reflue e circa il 10% di emissioni globali di carbone.

 

Come si legge su wwd.com, questi dati sono stati citati durante il summit da Olga Algayerova, executive secretary della U.N. Economic Commission for Europe, che ha sottolineato come le percentuali citate siano inferiori a quelle relative all'insieme dei voli aerei e delle tratte marittime internazionali.

 

Birgit Lia Altmann, analista di Unece (United Nations Economic Commission for Europe), ha aggiunto che occorrono più di 10mila litri d'acqua per produrre un chilogrammo di cotone, l'equivalente di quanto una persona beve in 10 anni. La coltivazione del cotone, peraltro, richiede l'utilizzo di un quarto di tutti gli insetticidi e l'11% dei pesticidi usati a livello mondiale.

 

Per quanto riguarda fibre come nylon e poliestere, buona parte degli scarti di lavorazione finisce negli oceani.

 

Alla voce emissioni di gas serra, l'industria dell'abbigliamento incide sul totale per il 6,7%, di cui oltre il 50% proveniente da tre fasi: produzione della fibra, preparazione del filo e, soprattutto, tintura e finissaggio. Lo rivela un rapporto realizzato da Quantis e The ClimateWorks Foundation.

 

Attualmente, come ha puntualizzato Altmann, i consumatori comprano un maggior numero di abiti rispetto al Duemila, ma li tengono per metà tempo e un buon 40% non viene mai indossato.

 

Una delle priorità è pertanto incentivare un consumo consapevole, in parallelo con un cambiamento di mentalità e procedure nell'industria.

 

Nel settembre 2015 i leader della terra hanno stilato un'Agenda per lo Sviluppo Sostenibile, che include diversi obiettivi da raggiungere entro il 2030, tra cui un'energia pulita e a prezzi accessibili, azioni per la tutela del clima e della salute, condizioni di lavoro eque e investimenti in innovazione (nella foto, l'allestimento di Vetements da Harrods a Londra, fino allo scorso 2 marzo, volto a sensibilizzare il pubblico sullo spreco di vestiti e il conseguente impatto ambientale).

 

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